I BIANCHI NELLA MITOLOGIA

Un senso di confuso compiacimento potrà colpire nell'apprendere che le lontane origini dei Bianchi vengono fatte risalire alla mitica leggenda di Enea.


Don Eugenio Gamurrini, nel secondo volume del 1671, asserisce che questa stirpe dei Bianchi derivi da Sergesto o Sergello Bianco compagno ed amico del Troiano Enea, figlio di Anchise e di Venere che fuggito da Troia approdò con le sue navi sul litorale tirrenico dove fondò (nel 1198 a.C. presso l'attuale Pratica di Mare nel comune di Pomezia ) Lavinium così denominata in onore di sua moglie Lavinia, figlia del re dei laurentini Latino.
Alla morte di Latino, Enea gli successe nel regno, trasferendo la sede da Laurentum a Lavinium disponendo che gli abitanti locali ed i troiani formassero un sol popolo con il nome di latini, in onore del re defunto.
Trascorsi trenta anni, ( secondo il vaticinio della scrofa bianca) Ascanio, figlio di Enea, divenuto nel frattempo re dei latini dopo la scomparsa del padre in una battaglia contro Menezio, re dei ceriti, con alcune famiglie latine e con un gruppo di abitanti di Lavinium pensò di trasferire la sede del governo in un luogo più sicuro e libero e andò a fondare una nuova città alle falde del monte laziale che chiamò Alba in memoria della visione della scrofa bianca che ebbe il padre dopo lo sbarco sul litorale.
Ma la cosa più importante che venne trasferita ad Alba, furono gli oggetti sacri e sopratutto i Penati, divinità che Enea portò sempre con sè fin dalla fuga da Troia. Orbene, questi simulacri sacri, per ben due volte misteriosamente fecero ritorno nella vecchia Lavinium dove era rimasta la matrigna di Ascanio con il fratellastro Silvio per cui Ascanio interpretando tale mistero come un volere divino, incaricò Sergesto con alcuni sacerdoti di far ritorno a Lavinium per aver cura dei propri dei.
Secondo Gamurrini, i figli di Sergello Bianco che seguirono Ascanio ad Alba, formarono col tempo e col rapido moltiplicarsi, una stirpe destinata a primeggiare nei secoli .

Osservazioni

Non vorrei contraddire le ipotesi sostenute dal Gamurrini e successivamente (1935) dall'autrice Venturini-Pedrini, ma devo fare alcune considerazioni che , per quanto io ne sappia, mi sembrano d'obbligo.
1 - Non mi è fino ad oggi capitato di conoscere i cognomi dei compagni di Enea, nè ho avuto riscontri facendo ricerche in tal senso. Come ho già detto nella prefazione, i cognomi in quell'epoca non esistevano, ma veniva associato al proprio nome, quello del padre o della città di provenienza. Pertanto il cognome Bianco non mi sembra rientri in nessuno dei due casi.
2 - In latino l'aggettivo bianco veniva tradotto con albus o con altre derivazioni ad esempio candidus (candido), canus (canuto), niveus (bianco come neve) ecc. ma blancus o blanco non aveva alcun significato nella lingua latina.
3 - Ipotizzando in qualche modo che il Blanco derivasse da una italianizzazione del termine alba, città fondata da Ascanio, bene anche questa ipotesi cadrebbe in quanto, come abbiamo precedentemente letto, Segesto fece ritorno a Lavinium per custodire i Penati.
4 - Vero è che alcuni Bianchi utilizzarono lo pseudonimo Plancus come Giovanni Bianchi di Rimini, ma credo che all'epoca studi e ricerche non erano così avanzati come ai nostri giorni.

Frammento del volume del Gamurrini del 1671

 

BIANCHI O PLANCI E LA CITTA' DI ALBA-LONGA

Riprendiamo l'ipotesi della Venturini-Pedrini ( confermando le precedenti perplessità salvo il rinvenimento di nuovi elementi) e continuiamo nella ricerca delle origini dei Bianchi dalla città fondata da Ascanio.
Prima di affrontare la narrazione storica della città di Alba, vorrei fare una ulteriore precisazione.
Il termine bianchi inteso come il plurale di bianco in latino si traduceva in albi ma non è detto che il cognome Bianchi non derivi invece da una deformazione di alcuni nomi di casate, come, ad esempio, quella dei PLANCI.
Lucio Marineo, antico storico latino, nel quarto libro delle sue Storie di Spagna , trattando delle colonie romane in Spagna dice:

Dubitandum non esse apud eos qui Romanas Historias legerint quin Plancorum familia nobilissima fuerit et ab ea familia Blancorum in Hispania in qua multi Procereos floruerunt fuisse oriundam qumvis unius literae mutatione differant id quod tam longo contigisse mirum non sit scilicet mutatione literae P in B.

Leggendo la storia Romana, è indiscussa la nobiltà della famiglia Planci e dei Blanci in Spagna, delle quali molti furono i personaggi illustri, e sebbene fossero della stessa origine, non è da meravigliarsi che con il corso dei tempi la lettera P venne a mutarsi in B.

 

Anche Magno Aurelio Cassiodoro ( n. 460 d.C.) storico latino, asserisce che la mutazione della lettera B indifferentemente per la P era dovuta dalla disattenzione che esisteva in quei tempi, nello stesso modo in cui si cambiava la lettera V per la B come, per esempio, Vibiana per Bibiana, e la lettera B per la V come per Sebero anzichè Severo ecc.
Dopo tali dichiarazioni possiamo anche ipotizzare che i Bianchi derivino dallo stesso ceppo dei Planci , e che quindi la storia dei Planci ( casata passata da Alba Longa a Roma ) sia quella del ramo iniziale o quantomeno uno dei primi capostipite dei Bianchi.
L' esistenza della città di Albalonga è indiscussa e molte sono le cose rimaste a provarlo.
Il territorio di Alba Longa ( Ager Albanus) è dominato dall'alta vetta del Monte Cavo ( Mons Albanus citato nell'Eneide lib.XII,134) su cui sorgeva il famoso santuario di Iupiter Latiaris. L'identificazione del sito di Alba ha dato origine a diverse ipotesi, delle quali è oggi comunemente accettata quella di Thomas Ashby e G. Lugli, che localizzarono il sito dell'antica città, nella dorsale dominante il lago di Albano, su cui sorge il comune di Castel Gandolfo.
Il prodigio della scrofa bianca (alba) che mette alla luce i trenta porcellini indicherà ai troiani il numero di trenta anni che dovranno trascorrere per la fondazione della nuova città ( Eneide, VIII,42 e ss.)
Quella che, invece, è una sapiente ricostruzione, è la storia dei dodici Re d'Alba, creata per un doppio motivo storico e politico-storico, per colmare lo spazio di 430 anni tra la mitica venuta di Enea nel Lazio subito dopo la distruzione di Troia (che Erastotene fa risalire al 1184 a C.) e la fondazione di Roma: (753 a C.);
politico, per nobilitare l'origine stessa di Roma riconnettendola alla eroica gente troiana.
Tali sarebbero quindi le gloriose origini di Roma, sia che la si voglia fondata da Romolo, sia che la si ritenga una colonia di Alba, colonia che, divenuta poi indipendente e rivale, si sarebbe sovrapposta alla vecchia città distruggendola.
La tradizione, dunque, vuole che questa casata sia passata da Albalonga in Roma ed abbia avuto incarichi politici, militari e religiosi.

I Bianchi o Planci a Roma

Questa tradizione che porta le origini dei Bianchi così vicino all' epoca più gloriosa di Roma, viene accettata da quasi tutti gli storici e araldisti che hanno studiato questa famiglia, e viene in particolar modo sviluppata dal Gamurrini () che di questa casata si è appassionatamente interessato.
L' autore, nel classico stile dell' epoca, quasi cercando di giustificare qualcuno di questi storici che non è riuscito nell'intento con quella chiarezza e fondatezza di prove che è lecito pretendere in stadi di tal genere, dice:
 
Trovansi scrittori anche di concetto non volgare, i quali per aver osservato, che in diverse città del mondo sparsamente fioriscono famiglie dell'istesso cognome, per antica nobiltà cospicue, si sono posti a farle apparire tutte di un sol ceppo. Il difetto - egli continua - non proviene dalla mancanza della dovuta diligenza nel rintracciare i più sodi fondamenti, ma dalla rivoluzione delle cose terrene che col trascorso dei secoli possono averne abolite ed occultate le più certe notizie, ciò non deve punto pregiudicare alla fede dovutagli, mentre non se n'abbia prove più che evidenti in contrario dello scritto da essi, perché siccome per ordine di natura apertamente si vede, che una quasi infinità di rami da un sol tronco si dirama, perciò non s' apporrebbe male che di molti di quegli in altri luoghi e parti trapiantati ed innestati per la somiglianza del frutto asserisse aver tutti unitamente da una sola radice ricevuto il loro primo essere .
 
Il Gamurrini è seguito da altri araldisti, di più o meno provato valore storico, ma tutti attendibili, quali L. Tettoni e F. Saladini, Pompeo Scipione Dolfi, Lucio Longhi, Aurelio Bianchi e moltissimi altri accettando,( sia pure con quelle riserve che la scrupolosità dello storico impone quando si tratti di tradizioni che sconfinano quasi nella leggenda), tale origine per la famiglia Bianchi.
Scipione Pompeo Dolfi, storico bolognese, essendo stata la famiglia Bianchi in Bologna una delle prime per potenza e importanza, si intrattiene sulla eroica origine di essa, con particolare condiscendenza dicendo:
 
La casata Bianchi fu la medesima che l' antichissima Planca Consolare romana già ferace madre dei Principi fondatori di città, di Consoli, Pontefici e Santi e che poi divisa in più rami per le città famose, abbi prodotti altri eroi come Cardinali, Arcivescovi, Rettori di città, Senatori, Capitani di eserciti, Consiglieri di principi ed altri soggetti quali si vedono posti tutti insieme dai vari autori nel trattato degli uomini illustri di questa casa, tanto bolognesi, quanto d'altre città come derivanti tutti da un medesimo ceppo.
 
Tettoni e Saladini, i due storici citati, dicono che i Planci furono nobilissimi, e che coprirono fino dai primi inizi della grandezza romana le principali dignità della patria.
 
Capostipite di questa stirpe fu Lucio Planco che trasmise ai suoi discendenti il cognome che ebbe quattro figli:

Tito Munazio Planco; Lucio MunazioPlanco;

Gneo Munazio Planco e Caio PlozioPlanco.

 

TITO MUGNAZIO PLANCO
 
Tito Munazio fu tribuno della Plebe nel 52 a. C. e appoggiò Pompeo nella guerra che questo condusse contro Cesare Imperatore.
Pompeo fu sconfitto, ma prima ebbe un momentaneo trionfo durante il quale volendo disfarsi di Tito Munazio, lasciò che questi venisse condannato per aver preso parte all' incendio della Curia Ostilia.
Caduto Pompeo, Cesare liberò Tito Planco dalla prigionia e lo reintegrò nei suoi diritti civili.
Ma la prima disavventura subita non indusse Tito Planco ad abbandonare la vita politica, anzi, con rinnovato ardore, partecipò alla guerra che scoppiò fra Antonio e Caio Augusto Ottaviano, alla morte di Cesare.
Morì prima che la lotta raggiungesse la fase definitiva, ma le sue orme furono seguite dai fratelli Lucio Munazio e Gneo Munazio.
 
 
 
LUCIO MUGNAZIO PLANCO
 
 
A sostegno della sua esistenza esiste l'epigrafe latina, riferita a Lucio così composta:
L. Munatius L. F. L. N. L. Pro N. Plancus
COS. IMP. ITER.. VII. VIR EPULON. TRIVMPH
EXRÆTIS. ÆDEM. SATURNI
FECIT DE MANUBIIS. AGROS DIVISIT. IN
ITALIA BENEVENTI
IN GALLIA. COLONIAS DEDUXIT LUG-
DUNUM, ET RAURICAM
 
 
 
La prima riga dell'epigrafe ( riportata dal Panuinio (lib.II) e da Fulvio Urfino) sigifica:
 
Lutius Munatius, Lutii Filius, Lutii Nepos, Lutii Pronepos Plancus
( Lucio Munazio Planco, figlio di Lucio, Nipote di Lucio, Pronipote di Lucio )
 
Tale Lucio Mugnazio aveva già raggiunto il grado di Console , quando Caio Ottaviano, vantando diritti di successione a Cesare, scatenò una delle più famose guerre intestine.
Nel 44 a. C. nell'Italia settentrionale, e precisamente nella valle del Po, in due battaglie a Mutina, Antonio fu sconfitto e costretto a riparare in Gallia ove stazionavano gli eserciti di Lepido e Planco : dalla loro attitudine dipendevano le sorti di Antonio, come Cicerone stesso aveva tempestivamente previsto.
 
Le truppe di Lepido manifestarono la volontà di appoggiare Antonio e unirono le loro forze, come pure fece Lucio Planco con tutte le altre forze della regione.
Una magistratura straordinaria, foggiata sul modello della dittatura rei pubblicae costituendae di Silla, fu creata a Bologna, e questa fu il secondo triumvirato, magistratura che poneva alla testa dello stato per cinque anni gli uomini più importanti del gruppo cesariano: Antonio, Ottaviano e Lepido.
Questa :magistratura rinviava il conflitto fra i due aspiranti alla successione monarchica di Cesare e permetteva loro di coalizzarsi contro Bruto e Cassio che in Oriente si stavano preparando al conflitto decisivo.
Lucio Planco che si era già fatto notare nella vita pubblica nel 42 a. C. fu creato Console insieme al Triumviro Lepido, e con lui riunì sette legioni e le mandò in aiuto di Ottaviano e Antonio per la guerra contro Bruto e Cassio che in Oriente avevano radunato 19 legioni e nel nome del partito repubblicano si preparavano a rovesciare l'Impero di Ottaviano Augusto. Ma per quanto il contributo alla vittoria fosse stato cospicuo, all'indomani della battaglia di Filippi, Antonio e Ottaviano si dividevano l' Impero togliendo a Lepido anche quella parte di Gallia che gli era stata assegnata, e non dando nessun reale compenso a Lucio Planco.
Pare tuttavia che gli venisse conservato, oltre alla magistratura di Console, anche il grado di Condottiero e gli venisse affidato il comando di varie legioni da condurre nella Gallia.
Tornato in patria gli venne conferita la carica di Epulone che conservò fino alla morte.
 
Gli Epuloni avevano l' incarico di preparare e celebrare le onoranze a Giove, che consistevano in una serie di feste chiamate appunto Epulum Iovis; erano fra i Magistrati più importanti di Roma imperiale e tenevano il quarto posto nella gerarchia dei collegi sacerdotali maggiori dopo i Pontefici, gli Auguri e i 15 Viri sacris faciundis.
 
Lucio Planco tenne, contemporaneamente, la carica di Proefectus Urbi (Prefetto di Roma) istituita da Ottaviano Augusto. Era dunque un Prefetto dell' ordine pubblico e un direttore di polizia, e, per poter esercitare prontamente la sua autorità, aveva ai suoi ordini, sparsi in tutti gli angoli della città, parecchi militi stazionari.
Secondo la testimonianza dello storico latino Dione, Planco avrebbe comandato anche una colonia romana a Lione e in tal luogo, avrebbe costruito un tempio a Saturno.
Altro storico, Fulvio Orsino, riferisce di avere rintracciate delle medaglie coniate da Lucio Minazio Planco, durante la sua carica di Epulone. e di aver trovato un' iscrizione marmorea in Roma vicino al tempio di Saturno, così composta:
L. Plancus L. F. Coss. Imp. iter Manibe
Cicerone parlando di questo illustre personaggio asserisce che egli fu una delle figure più belle della famiglia e della storia Romana. Sotto di lui Roma prosperò moltissimo, tanto che un verso di Orazio Sotto il Consolato di Planco, col quale il poeta chiude la XIV Ode del Libro terzo, restò poi sempre a significare le buone usanze tranquille di un tempo.
La tomba di Lucio Planco sembra sia stata rinvenuta a Gaeta e consisteva in una torre cilindrica sormontata da un cono.
 
 
 
GNEO MUNAZIO PLANCO
 
Gneo Munazio fu con Lucio nella Gallia Cisalpina e dall' Imperatore ebbe l'incarico di distribuire i terreni assegnati ai suoi soldati in Epiro.
Tornando in Patria dopo aver condotto a termine il proprio compito fu ricompensato dall'Imperatore con la carica di Pretore.
 
Il Pretore era un magistrato creato apposta per amministrare la giustizia, quando questa funzione venne tolta ai Consoli, cui prima spettava, perché troppo occupati nelle spedizioni militari. Era una carica importantissima le cui funzioni per quanto ristrette erano di grande valore.
 
 
 
CAIO PLOZIO PLANCO
 
Caio Plozio Planco meno fortunato dei fratelli non seguì il loro partito politico. Di carattere aperto e generoso, ma turbolento e insofferente di ogni freno, incorse nell'ira dei Triumviri, i quali (consenzienti i fratelli) lo proscrissero nell' anno 43 a. C.
Tornato in Roma di soppiatto, i suoi schiavi, dai quali era adorato, gli procurarono un nascondiglio.
Ma i Consoli e il Prefetto, avuta certezza della sua presenza a Roma, catturarono i suoi schiavi e li torturarono affinché rivelassero il nascondiglio, e Caio Plozio, con un atto generosissimo e poco comune in quei tempi di barbarie, per salvare i suoi schiavi da morte certa, si consegnò spontaneamente nelle mani dei suoi nemici.
 
 
Termina quì la sintesi della storia di questa famiglia che, ripetiamo, non ci sembra verosimile sia stata la stirpe generazionale dei Bianchi

 


Ultimo aggiornamento 20/04/2005