UN BIANCHI FRA LA SCHIERA DEI SANTI

San Francesco Saverio Maria  Bianchi

 
Nacque ad Arpino ( Frosinone) il 2 dicembre del 1743 da CarloSan Bianchi Bianchi e Faustina Morelli che gl'imposero il nome di Francesco Saverio, Filippo, Giustiniano.
Faustina, la madre di Saverio, era una donna di grande carità verso il prossimo, tanto da trasformare una parte della propria casa, in un piccolo ospedale, dove alcuni letti erano sempre pronti ad accogliere ammalati privi di assistenza.
A dodici anni entrò nel Collegio dei Santi Carlo e Filippo dell'ordine dei Barnabiti, ed appena tredicenne venne scelto per comporre una meditazione sul Patrocinio della Vergine. Ed ecco la mattina del 6 novembre 1756 affacciarsi al pulpito della chiesa piena di folla, e tra la folla il padre, il fratello, la madre e tutti i parenti. Con voce squillante e sicura il piccolo oratore snoda i periodi con una fluidità sorprendente, facendo vibrare attraverso le parole, l'amore per la Vergine.
I compagni che lo avevano soprannominato Pacchiotto, perché roseo e paffutello, lo amavano e stimavano, e nessuno alla sua presenza si azzardava a far discorsi volgari o a proferire parole disdicevoli.
Recatosi a Zagarolo, frequentò il collegio dei Barnabiti per il Noviziato e dopo un anno di prove, gioie e tentazioni, il 28 dicembre 1763 Francesco giurava fedeltà al Signore nell'osservanza perpetua della povertà, castità ed obbedienza.
Partì per Macerata per gli studi di scienze e filosofia, poi a Napoli e a Roma per quelli di Teologia.
Terminò gli studi sacri a Napoli, nel Collegio di San Carlo alle Mortelle sulla Riviera di Chiaia, e il 25 gennaio 1767 saliva per la prima volta l'altare per offrire il suo primo Sacrificio Eucaristico.
Nell'aprile del 1773 Padre Bianchi lasciò la quiete di San Carlo per ricoprire la carica di Superiore nel collegio di S. Maria in Cosmedin a Portanova.
Non gli mancarono le difficoltà, e nelle lettere d'allora ricorrono spesso espressioni come questa: Debbo sfollare le faccende..... sono occupatissimo....sono pieno d'impicci... il caldo è grande e le faccende non mancano.
Nell'aprile del 1779 si adunava in Milano il Capitolo Generale dell'Ordine e Padre Bianchi con il Superiore di S.Carlo alle Mortelle, furono delegati a rappresentare i confratelli della Provincia Napoletana.
Prima di partire visitò Suor Maria Francesca delle Cinque Piaghe, la mistica Santa napoletana, sua figlia spirituale, la quale gli diede saggi consigli esortandolo ad appuntare giorno per giorno, gli incontri e i fatti di rilievo del suo viaggio.
Partì da Napoli il 25 marzo passando per Montecassino, Roma, Siena, Firenze, Bologna, Modena, Piacenza e Lodi giunse il 23 aprile a Milano.
Amante di ogni cosa bella, anima d'artista, membro dell'Accademia Napoletana e da questa incaricato degli studi storici del Medio Evo, si soffermò in tutte queste città non con la freddezza erudita dello storico, ma con spirito capace di sentire la voce di uomini illustri, il canto dei monumenti, la pietà dei secoli.
A Milano l'aveva preceduto la fama della sua dottrina e santità, e i più illustri pensatori del tempo si strinsero attorno a questo religioso appena trenta cinquenne.
Nel Capitolo fu eletto cancelliere, e il nuovo Superiore generale Padre Scipione Peruzzini lo volle come accompagnatore nella visita ai collegi della Lombardia, Piemonte, Liguria e Romagna.
Dopo un'assenza di sette mesi rientrò a Napoli per riprendere la direzione della sua comunità di Portanova.
Nel 1801 due personaggi insigni entravano a far parte della famiglia spirituale del Santo: Carlo Emanuele IV e Maria Clotilde.
Fu Lelio Rivera Cavaliere Gerosolimitano che indicò ai principi l'uomo che poteva comprenderli, il suo confessore cioè Padre Bianchi, che ripetutamente sollecitato dal Rivera, andò a far visita ai due all'albergo delle Crocelle al Chiatamone.
I due nobili rimasero colpiti dalle parole del Santo, e da quel giorno furono visti assistere più volte alla Messa celebrata da Francesco Bianchi, il quale non mancava di dar loro quell'assistenza spirituale che era solito dare a tutti i suoi fedeli senza alcuna distinzione.
Il 1804 fu l'anno del vulcano. Dopo l'eruzione del 1794, predetta dalla Santa delle cinque piaghe, il Vesuvio si ridestò con la furia di una belva affamata.
Dal maggio all'agosto eruttò fumo con profondi boati poi tutto si calmò. La breve tregua non era altro che dei segni precursori: l'acqua mancò dai pozzi, il mare si ritirò dalla spiaggia e al tramonto del 22 novembre un terremoto scosse tutta la terra con boati e rimbombi, mentre una lunga scia di fuoco sgorgava dal vulcano invadendo i colli sopra Torre del Greco.
Ma a Torre c'era il Santo, ospite del ritiro della Visitazione. Salito sopra un terrazzo scoperto, congiunse le mani e pregò, poi alzò la mano destra verso la lava e le intimò in nome di Dio di arrestarsi. Con lo stupore di tutti i presenti, la lava prima rallentò per poi fermarsi. Torre del Greco era salva!
Passarono gli anni e la malattia che lo affliggeva da tempo alle gambe, tanto da costringerlo all'immobilità, prese il sopravvento. Nel gennaio del 1915 era ormai immobilizzato. I polmoni respiravano a fatica e al tramonto del 29 ricevette l'Estrema Unzione e all'alba del martedì 31 gennaio 1815 spirò.
Furono funerali mai visti, ci vollero guardie e soldati a cavallo per contenere la moltitudine di persone che si accalcava per onorare le spoglie del Santo.
Il Processo Apostolico, rigoroso come sempre, volle il suo tempo. Vi compaiono i nomi di Pio VII, Gregorio XVI, Pio IX e finalmente Leone XIII il 22 febbraio 1893 lo dichiarava Beato. Tra i porporati presenti in San Pietro alla solenne funzione erano presenti i Cardinali De Ruggiero, Gaetano Luigi Masella e Luigi Ruffo Scilla, tutti ex alunni dei Barnabiti del Collegio di Pontecorvo.
 
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DECRETUM
NEAPOLITANA
BEARIFICATIONIS ET
CANONIZATIONIS
VEN.SERVI DEI
 
FRANCISCI XAV. M. BIANCHI
SACERDOTIS PROFESSI CONGR. CLER.
REGULARIUM
SANCTI PAULI BARNABITARUM
SUPER DUBIO
 
 
 
 
 
An constet de Virtutibus Theologalibus, Fide, Spe, et
Charitate in Deum et Proximos; nec non de
Cardinalibus Prudentia, Justitia, Fortitudine, et
Temperantia, earumque adnexis, in gradu heroico in
casu, et ad effectum, de quo agitur?
 
 
Quae sibi olim fuerunt lucra, haec arbitratus est propter Christum detrimenta Venerabilis Dei Servus FRANCISCUS XAVERIUS M. BIANCHI.
Natus Arpini die XI Decembris anni MDCCXLIII post pueritiam, et adolescentiam inoffenso pede decursam, in ipsojuventutis flore Congregationi Clericorum Regularium Sancti Pauli, quos Barnabitas appellant, sese devovit, ubi pietatem cum studiis conjugens eam sibi apud omnes comparavit laudem ob eximiam doctrinae copiam non minus, quam ob candidos, suavesque mores, ut et eruditi viri ad eum in circulum convenire, ejusque frui amicitia in deliciis habuerint, et multa sui Ordinis praeclara munia gradatim obire promeruerit. His dum curis vacaret superno Dei lumine perfusus ad corsibi loquentis, et ut superius adscenderet amica voce invitantis, omnia statim, quae terram saperent, detrimentum esse extimavit propter eminentem scientiam Jesu Christi Domini Nostri, nullaque interposita mora, quae retro sunt obliviscens, et ad ea, quae priora sunt, extendens seipsum, ad destinatum persequi decrevit, ad bravium supernae vocationis Dei in Christo Jesu. Id vero ut currens comprehenderet, a libris, ab amicis, a studiorum amoenitate, a doctorum virorum coetibus cor, memtemque subducens, et voluntarie in propria cella solitudini sese addicens, vitam primum agere coepit absconditam cum Christo in Deo. In apertum deinde campum, urgente Christi charitate, prosiliens, inter acerbissimos saevi ulceris, quos pluribus annis pertulit, dolores, atque in ipso quo diu jacere debuit lectulo, numquam desiit omnibus omnia fieri ut omnes faceret salvos, adeo ut Neapolitanae Urbis vere sese Apostolum gesserit, signaque Apostolatus ejus facta fuerint in omni patientia, in signis et virtutibus. Morbo tandem confectus, ac Vulneribus, cui olim conscientiae moderator extiterat, quum EcclesiaeSacramentis refici postulasset septuagenario major obiit in osculo Domini die XXXI Januarii MDCCCXV.
Cum morte tamen haud periit Venerabilis Servi Dei memoria. Quin immo ob perspectas ejus virtutes, et longe lateque diffusum sanctitatis rumorem, haec adeo in benedictione permansit, ut paucis a morte elapsisannis de ejusdem Beatificatione et Canonizatione in Sacrorum Rituum Congregatione causa coeperit agitari. Praemissis autem iis omnibus actis, quae in ejusmodi Causis Generalia Decreta, et Pontificum Maximorum Constitutiones servari jubent, deventum est ad discutiendas Venerabilis Servi Dei Virtutes in Congregatione Ante-Praeparatoria habita die XXXI Maji anni MDCCCXLI apud cl. me. Cardinalem Pedicini tunc Causae Relatorem. Primae huic Congregationi alteram succedere oportebat, quae Praeparatoria nuncupatur, quaeque indicta jam fuerat ad diem XXI Novembris anni MDCCCXLVIII. Ast quum eam cogi prohibuisset publicarum rerum perturbatio, Patrum Consultorum suffragia ex Pontificia dispensatione privatim collecta fuere juxta Instructionem datam anno MDCCCXLIX die XIII Januarii. Successit tandem Congregatio Generalis coram Sanctissimo ì
Domino Nostro PIO PP. IX in Palatio Apostolico Vaticano coadunata
die XV Januarii superioris Anni MDCCCLVI; ubi cuum Rmus Cardinalis Gabriel Della Genga-Sermattei Causae Relator proposuisset de more Dubium - An constet de Virtutibus Theologalibus, et Cardinalibus earumque adnexis Venerabilis Servi Dei FRANCISCI XAVERII MARIAE BIANCHI ? -
Omnes qui aderant sive Rmi Cardinales, sive Patres Consultores opinionem suam singillatim aperuere. Suffragiis exceptis, Sanctissimus Dominus Noster definitivum suum noluit statim proferre judicium, sumptoque ad deliberandum tempore, omnes adhortatus est ut orationibus, et obsecrationibus sibi ipsi impetrare satagerent divinarum sedium a sistricem sapientiam, qua missa de Coelis sanctis, et a sede magnitudinis Divinae, scire tandem posset quid in gravissimo negotio acceptum sit apud Dominum.
Re autem omni nature animo considerata post assiduas fervidasque ad Deum preces supremam sententiam sua hodierna die pronunciare decrevit
Incruento itaque Missae Sacrificio religiosissime peracto, quum ad Ecclesiam Sanctissimi Nominis Jesu matutinis horis venisset, ut Divinum Eucharistiae Sacramentum publicae fidelium venerationi solemni cum pompa ibi expositum adoraret, oratione coram tanto Sacramento absoluta, in proximum ipsius Ecclesiae Sacrarium accedens, vocari jussit Rmos Cardinales Constantinum Patrizi Episcopum Albanensem suum in Urbe Vicarium, Sacrorum Rituum Congregationi Praefectum, et Gabrielem Della Genga-Sermattei Causae Relatorem una cum R. D. Andrea Maria Frattini Sanctae Fidei Promotore, et me subscripto Sacrorum Rituum Congregationis Secretario, iisque praesentibus solemniter pronunciavit.
 
Constare de Virtutibus Theologalibus Fide, Spe, et Charitate in Deum, ac proximos; nec non de Cardinalibus Prudentia, Justitia, Fortitudine, et Temperantia, earumque adnexis Venerabilis Servi Dei FRANCISCI XAVERII MARIAE BIANCHI in gradu heroico in casu et ad effectum, de quo agitur .
Hoc autem Decretum promulgari, atque in tabulis Sacrorum Rituum Congregationis inscribi mandavit die XXIII Februarii Anni MDCCCLVII.
C. Episcopus Alban. Card. Patrizi S. R. C. Praef.
Loco + Signi
H. Capalti S. R. C. Secretarius
 
L'undici Maggio 1951 Pio XII confermava il voto del tuto della sacra Congregazione dei Riti ed il 28 dello stesso mese, udita la relazione del Card. Clemente Micara Prefetto dei Riti, riceveva in Concistoro segreto il Placet dei Cardinali e subito dopo, in Concistoro pubblico, accoglieva dagli Avvocati concistoriali l'istanza di tutta la Chiesa.
Finalmente nel Concistoro semipubblico del 4 giugno, stabiliva la data della canonizzazione : domenica 21 ottobre.
Il 18 giugno del 1972 il corpo di San Francesco Bianchi fu trasportato dalla chiesa di San Giuseppe a Pontecorvo alla chiesa di S.Maria a Caravaggio a Piazza Dante in Napoli.
Il culto a San Francesco Bianchi continua a fiorire nella devozione popolare e tutti i mercoledì vengono celebrate Messe al suo altare.
 
SFRANCESCO.JPG (4570 byte)          P.Giambelluca.   Monumento a San Francesco Bianchi.


Ultimo aggiornamento 20/04/2005