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I BIANCHI DI ALESSANDRIA

 

Anche in questa località i Bianchi hanno una discendenza antica, pari a quella di Firenze. Anzi, non conoscendo da quale ramo si siano originati, vien fatto di pensare che anche questi personaggi discendano da un ramo Lombardo tenuto conto che il primo personaggio incontrato in Alessandria risale al 1169 ed è un tal Ruffino Bianchi, potente signore della Lega Lombarda che venne nominato Console e capo della nuova Repubblica sorta in Alessandria. Che poi i rami Lombardi possano a loro volta discendere da quelli Fiorentini, ci porterebbero a lunghe dissertazioni distogliendoci dall'argomento che stiamo trattando e cioè i Bianchi di Alessandria.
Prima di parlare dei personaggi, occorre fare una breve storia di Alessandria, sorta contemporaneamente con il ramo dei Bianchi di questa città.
Siamo all'epoca del predominio di Federico I Barbarossa che nel 1154 scese in Italia per la prima volta distruggendo Tortona e procurò il ritorno del Papa Adriano IV a Roma. La seconda volta discese nel 1158 espugnando Brescia e distruggendo Crema e Milano. Nel 1163 discese la terza volta attaccando invano Verona. Dopo tale evento, nel 1164 tra Verona, Padova, Vicenza e Venezia si costituì la 1ª Lega detta Veronese per difendersi dall'Imperatore. Per la quarta volta discese nel 1166 invitato dall'antipapa  Pasquale ( o Vittore IV) ed entrò a mano armata in Roma. Ma una tremenda peste distrusse il suo esercito. Il pontefice Alessando III (Rolando Bandinelli (1159- 1181) 175° Papa . Successe ad Adriano IV) lo scomunicò mentre aprofittando della sua debolezza, nel 1167 a Pontida 15 comuni italiani (Milano, Cremona, Mantova, Bergamo, Brescia, Treviso, Ferrara, Lodi, Piacenza, Parma, Modena , Bologna e successivamente Como, Pavia e Tortona. A titolo informativo è bene rammentare che una 3ª Lega si formò nel 1226 che prese il nome di 2ª Lega Lombarda.) sotto l'appoggio del papa Alessandro III, della Repubblica di Venezia e del Re di Sicilia, si unirono alla 1ª lega formando una 2ª Lega che assunse il nome di Lega Lombarda.
Nell'Italia settentrionale furono pochi i signori feudali che rimasero fedeli al Barbarossa, e fra questi il più forte era il Marchese di Monferrato, che non voleva accettare la libertà dei Comuni.
Le città alleate, per meglio controllarlo e per impedirgli colpi di testa, costruirono proprio al confine dei suoi possedimenti, una fortezza, che posero sotto la protezione del Papa Alessandro III e che chiamarono, in riconoscienza del suo appoggio, Alessandria.
A capo di questa nuova città, venne eletto Console Ruffino Bianchi, uno dei più potenti Signori della Lega Lombarda che oppose una forte resistenza all'assedio che Barbarossa gl'impose nel 1175 il quale la chiamò con disprezzo Alessandria della Paglia, forse perchè i primi tetti delle sue case erano coperti di paglia.(La Lega Lombarda nel maggio 1176, quando Barbarossa era sceso (due anni prima) per la sesta volta, a Legnano sconfisse totalmente l'invasore. Dopo tale sconfitta il Barbarossa dovette riconciliarsi con il Papa che gli impose la Tregua di Venezia (1177) seguita poi dalla Pace di Costanza (1183) nella quale furono riconosciuti legittimi i Comuni.) L'imperatore Federico non riuscì ad espugnarla, anzi rischiò di essere assalito e circondato dall'esercito dei Comuni giunto in difesa di Alessandria.
Alessandria, dopo che la Lega sconfisse definitivamente il Barbarossa divenne una delle città più potenti ed agguerrite.
Si reggeva a Repubblica con un Capo, un consiglio di 10 Consoli, un collegio di 100 Centurioni. Tutti questi notabili, si riunivano in seduta comune per stabilire le leggi, amministrare la giustizia, eleggevano i Capi che dovevano guidare gli eserciti in tempo di guerra.
I Bianchi furono sempre fra i cittadini che avevano il governo della città ed infatti, nel 1295 troviamo ben 5 Bianchi a far parte del Consiglio dei Decurioni: Luigi, Daniele, Raniero, Francesco e Bianchino.
Un loro contemporaneo, Federico Bianchi, con altro otto cittadini delle principali famiglie esistenti, furono incaricati di redigere gli Statuti della Repubblica.
Giuliano Porta, nel Teatro nobilissimo degli eroi Alessandrini, cita come valorosi Capitani di Ventura Bartolomeo, Biagio e Carlo Bianchi.
Ed ancora Ortensio, Antonio e Giovanni Bianchi furono eruditi giureconsulti annoverati nel Collegio Nobile dei Dottori in Giurisprudenza (1580) .
Ortensio inoltre ricoprì la carica di Questore del magistrato ordinatore nonché quella di oratore residente in Milano finchè, nel 1594, non fu inviato ad Asti per ricoprire la carica di Podestà.
Anche per i Bianchi di Alessandria, come molte famiglie nobili, ebbero momenti di fulgore seguiti da altri di decadenza.
Già nel 1650 le cronache cittadine non danno più testimonianza del loro operato, tuttavia restano delle testimonianze a sottolineare il loro operato.
Proprio nel cuore della città si erigeva la torre che i Bianchi avevano innalzato che al tempo delle fazioni cittadine, costituiva una piccolo fortilizio inespugnabile. Nelle cronache del tempo si fanno vari accenni sia alla torre che alla piazza che viene definita " Nobilium de Blanchis ". Altra torre era stata costruita dai Bianchi fuori città, verso la Villa del Foro.

In data 30 gennaio del 1750 il comune di Alessandria rilasciò un certificato di nobiltà che dichiarava la famiglia Bianchi una famiglia decurionale a Luigi Bianchi di Tommaso che, avendo sposato( nel 1731) Anna Espinosa de Los Montros, figlia del luogotenente del Governatore di Alessandria, formò un nuovo ramo aggiungendo al cognome Bianchi quello della moglie che venne registrato come Bianchi d'Epinosa.

Da questo matrimonio nacquero Eugenio ed Enrico.
Dal ramo di Enrico nacquero Luigi ed Anna.
Lo stemma che caratterizzava questa famiglia era così composto:
 
 

 

Fasciato di rosso e d'argento di quattro pezzi..

 

 





 

Ultimo aggiornamento 11/07/2012