Comune di BIANCHI (Cosenza)

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Bianchi
“ Un angolo di Calabria “

 

Cenni storici

In riferimento all’origine di Bianchi e delle sue frazioni, si possono formulare ipotesi che fanno risalire gli anni d’origine intorno alla prima metà del 1600, quando una moltitudine di persone si spostò dalla vicina città di Scigliano nel territorio di Bianchi. Una prima ipotesi farebbe risalire lo spostamento a partire dal 1602, anno in cui l’Università di Scigliano con tutti i suoi Casali, fu venduta dalla corona spagnola al Principe di Castiglione e conte di Martorano, don Cesare D’Aquino. Questo episodio suscitò in alcune famiglie sciglianesi tanta indignazione da indurli ad abbandonare la città e a stabilirsi alle pendici della Sila, dove possedevano delle terre. A sostegno di tale ipotesi pare che nella località Serradipiro, esistevano in quegli anni solamente i casini dei baroni Accattatis e quelli delle famiglie Folino e Agazio Bianco, entrambi originarie di Scigliano. Un’altra ipotesi molto simile alla prima, porterebbe a supporre che tutto il territorio di Bianchi appartenesse alla famiglia Accattatis di Scigliano, che lo avrebbe acquistato dal Demanio Spagnolo e poi suddiviso in appezzamenti e dato in censo ai contadini del luogo. Una terza ipotesi suppone invece che intorno al 1650 il territorio di Bianchi  sarebbe stato comprato dal Regio Demanio spagnolo da un insieme di famiglie nobili e potenti del luogo quali gli stessi Accattatis, i Folino, i Bianco, i Muraca. Gli spostamenti di popolazione si fecero via via più intensi in seguito ad una serie di catastrofi naturali, come il terremoto che colpì Scigliano nell’anno 1638. Intorno ai palazzi degli esuli sciglianesi, sorsero i primi villaggi e si organizzò la vita della comunità, dedita principalmente al’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Nel 1700 solo due raggruppamenti  abitativi potevano definirsi Casali e vale a dire Bianchi e Serradipiro. Il 4 maggio 1811 fu emanato da Gioacchino Napoleone il decreto n. 922 per la nuova circoscrizione delle province del Regno di Napoli con cui l’antica Scigliano fu smembrata in quattro comuni: Scigliano, Pedivigliano, Colosimi, Soneria Mannelli. Il territorio di Bianchi e dei suoi casali fu accorpata amministrativamente prima al Comune di Scigliano e poi a quello di Colosimi. Il 25 gennaio 1820 da Napoli fu emanato un  Regio Decreto portando alcune rettifiche sulla circoscrizione dei Comuni e circondari, e gli abitanti degli antichi casali di Scigliano ottennero la completa autonomia amministrativa. Il Comune di Bianchi nel 1820 ebbe già i suoi  registri di stato civile, da cui risulta una popolazione complessiva di 1279 abitanti, 13 matrimoni, 28 nascite e 11 morti. Nel corso del secolo, l’andamento demografico toccò la sua punta massima nel 1852 con 1712 abitanti.

Per quanto riguarda le origini del toponimo Bianchi, ci sono diverse ipotesi: la più verosimile ricollega il nome Bianchi al cognome di una delle famiglie che si stanziarono in quei luoghi, così come pure il nome della frazione Murachi. Per quanto riguarda Serra di Piro si può ipotizzare che il nome derivi dal brigante Piro che aveva il suo covo proprio in quelle zone, ma ci sarebbe anche un’altra congettura secondo la quale il nome deriverebbe da serra del pero, cioè montagna del pero in relazione al fatto che dal tronco di un albero di pero sarebbe stata ricavata la statua di S. Antonio, che si trova ancora oggi nella Chiesa di Serradipiro. Il nome della frazione Censo deriverebbe dal fatto che questa zona, fu ripartita dai proprietari in tanti appezzamenti tra i contadini del luogo i quali però avevano l’obbligo di versare ai loro padroni un dazio o censo, consistente in un pagamento in natura con i prodotti della terra. Il nome di Palinudo fu suggerito quasi certamente dalla caratteristica del terreno privo di vegetazione, una zona con pochi alberi, recintata con nudi pali. Il toponimo Ronchi è forse da collegare ad un attrezzo agricolo, la falce, detta in dialetto runca, oppure al cognome di un brigante locale che si chiamava appunto Runco. Infine,  per quanto riguarda la frazione Paragolio, non si hanno dei riferimenti attendibili, però componendo in para e golio, si può accostare il termine greco para a vicino, e golio a gola o valle, per cui nasce il termine vicino alla valle, molto attendibile, perché nei pressi della frazione si trova una zona denominata valle.

Le origini di Bianchi e tutta la sua storia cittadina, sono oggetto specifico delle  monografie: “Bianchi” di Luigi Elvio Accatatis, “Storia di Bianchi” di Antonio Elia, “La campana di Serradipiro e la Diocesi di Martirano” di Francesco Talamo.

Inoltre, particolarmente interessante è la guida ragionata al territorio di Bianchi “Bianchi un angolo di Calabria” a cura di Giuseppe Elia e Mario Bianco, oltre alla Tesi di Laurea “ Due briganti a Bianchi” di Bianca Talarico.

 Uomini illustri

Anche se piccolo, Bianchi ha dato dei personaggi che hanno fatto storia in diversi campi della vita sociale.

Ricordiamo Clemente Moraca,  cancelliere comunale dal 1799 al 1853. Scrisse in italiano: “Una tragedia sacra o la Passione di Cristo”. Scrisse in vernacolo parecchie satire e poesie occasionali, la più importante “ Lu culèra” composto nell’anno 1834, quando il morbo asiatico infestò le nostre province.

Don Ferdinando Bianchi, nacque a Bianchi il 3 marzo 1797 da Costantino Bianchi. Studiò nel seminario di Nicastro e fu ordinato a 24 anni. Prete a Bianchi fino al 1848 anno in cui, sotto il comando di Francesco Stocco, seguì gli insorti. Prese parte nel 1848 alla battaglia dell’Angitola, dove si distinse per il suo eroico coraggio. Ma i moti fallirono e fu arrestato nel 1851 e condannato all’ergastolo. Nel 1859 assieme ad altri detenuti politici riuscì a scappare dalla nave che avrebbe dovuto portarli in America, sbarcò in Irlanda e l’anno seguente prese parte alla spedizione dei Mille di Garibaldi. Dopo la liberazione del Regno delle due Sicilie, fu nominato Direttore del Demanio. Morì assassinato, in circostanze poco chiare a Napoli nel 1866.

Da annoverare nella storia di Bianchi l’illustre poeta Aldo Accattatis, nato a Palinudo nel 1913, vissuto a Roma dove è morto nel 1983. “Immagini brevi” è la sua prima opera di poesia pubblicata nel 1947; seguono “Amicizia ai giorni”, “Stagione silvana”, “Due momenti”, “Testa e croce”, premio Cianciano 1956. Nel 1956 e nel 1959 gli è stato conferito il premio alla cultura dalla Presidenza del Consiglio. Ha collaborato a diverse riviste e giornali: Risveglio, il Popolo di Roma, il Giornale della Sera, il Corriere di Roma, la Fiera Letteraria, la Carovana, il Tempo, il Messaggero, il Paese.

Un altro illustre nostro Concittadino, molto attaccato alla nostra terra fu il prof. Luigi Accattatis, nato a Cosenza il 2 novembre 1838 da Vincenzo e dalla baronessa Teresa Amantea, morto l’8 giugno 1916 nella sua casa di Censo, ove aveva trascorso gli ultimi 25 anni della sua vita. Studiò a Cosenza e compì gli studi al Ginnasio di Scigliano. A vent’anni venne nominato socio dell’Accedemmia Cosentina. Nel 1860 fece parte del comitato insurrezionale di Bianchi e partecipò come volontario con i Garibaldini a Soveria Mannelli. Nel 1879 assunse la direzione del Ginnasio di Scigliano, dando un soffio di vita nuova all’austera disciplina, amministrando lasciando notevoli risparmi. Impiantò una tipografia e fondò “L’eco del Savuto”, dove collaborarono i più eletti ingegni della provincia. Partito da Scigliano nel 1884, lasciò un vuoto incolmabile nella vita cittadina, e andò a Cosenza dove istituì e diresse un collegio privato. Nel 1886 fu eletto Presidente dell’Accademia Cosentina e in quello stesso anno assunse la direzione del periodico “Il Calabrese”. Notissimo per la pubblicazione delle “Biografie degli uomini illustri Calabresi”, mente agile sorretta da un solido fondo di cultura classica, egli trattava di tutti gli argomenti che interessassero il pubblico. Discussioni filosofiche e religiose, ricerche storiche e archeologiche, note filosofiche e biografiche, spunti polemici, recensioni, da cui balza viva e intera la sua personalità. Ritiratosi da Cosenza a Bianchi, si diede a raccogliere l’abbondante materiale per il Vocabolario Calabrese, e nello stesso tempo fu Sindaco per parecchi lustri. Passò gli ultimi anni completamente ritirato nella sua casa, da cui usciva raramente. Hegeliano, disdegnava il materialismo, aveva parole roventi per la letteratura scollacciata e gallicizzante. Gli studiosi di ogni parte, si rivolgevano a lui per notizie e per consigli. Passava le ore accanto al fuoco della sua casa, fumando la pipa e assorto nel passato, attendendo la morte con dignità e con spirito sereno.

Infine, da non dimenticare, il cav. Luigi Elvio Accattatis, scomparso da circa un decennio,  amato e molto stimato per le sue elevati doti di mecenate della cultura. Ha scritto “Bianchi”, rimarcando le sue doti di studioso e di ricercatore. E’ stato l’artefice della nascita del Centro Paleografico di Bianchi, donando in comodato gratuito al Comune di Bianchi tutta una documentazione unica e inedita, oltre a pergamene del 500 e del 600, di indubbio valore storico. Lo scorrimento del materiale, esposto in una sala comunale, costituisce sicuramente una fonte geografica, etnografica e municipale. Amante della pittura, ha prodotto diversi quadri, che sistematicamente regalava agli amici. Luigi Elvio Accattatis, diceva: la storia sintetizza i popoli, e l’istruzione è fonte del sapere, unico bene che eleva lo spirito nel detto di Cristo Uomo: ama il tuo prossimo come te stesso.

 

Itinerari

Una visita nel territorio di Bianchi, può essere articolata in diversi itinerari che permettono di conoscere sia il centro abitato sia i suoi dintorni, nonché le sue bellezze paesaggistiche ed ambientali. Molto piacevole è fare un giro per le strade e stradine del centro storico che consente di apprezzare la semplicità dei particolari architettonici delle costruzioni più antiche. Nel Museo Civico in allestimento, è possibile ammirare delle pergamene antiche che sono di notevole valore storico. Tra i documenti, quelli di maggior rilievo, sono risalenti al ‘600 ed altre addirittura al ‘500; ci sono inoltre alcune pergamene a firma di Carlo V di Spagna, altre di Federico II e Federico IV degli Aragonesi, una bolla papale a firma di Benedetto XII. Tra i documenti storici sono molto interessanti alcuni atti notarili del 1198 e del 1221 dell’imperatrice Costanza.

Numerose sono le Chiese che costellano il territorio a testimonianza della devozione degli abitanti per il sacro. Nel centro di Bianchi è possibile ammirare la Chiesa di San Giacomo Apostolo che è la Chiesa Matrice risalente al ‘700, in stile baroccheggiante, con annessa la torre campanaria a pianta quadrata. Le prime notizie riguardante la sua costruzione risalgono all’anno 1723, in cui con atto del notaio Pio Gentile da Carlopoli, “i nativi di Bianchi convennero di edificare la loro Chiesa”. La stessa fu resa Sacramentale dal Vescovo Mons. Nicola Spedalieri da Martirano, nel 1760.Ultimamente le vecchie vestigia della muratura in pietrame e mattoni sono state portate in vita con un intervento di restauro. In essa è attivo oggi un coro di musica sacra, unico nel suo genere nell’intera vallata del Savuto e oltre, con alla guida il Maestro Franco Villella. 

Altre chiese degne di attenzione sono: nella frazione Murachi intitolata a Sant’Anna,quella di Sant’Antonioin Serradipiro, quella della Madonna del Carmine a Palinudo, quella dell’Addolorataa Censo. Nella Chiesa di Serradipiro, sulla parete sinistra, troviamo un altare ligneo riccamente intagliato con al centro una tela raffigurante la Beata Vergine del Rosario adorata dai Santi Domenico e Caterina. L’altare è stato dichiarato bene di interesse artistico e culturale con decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del 1° dicembre 1998. Sulla campana, a testimonianza dell’epoca in cui è stata costruita la chiesa, troviamo la seguente iscrizione: “Andrea Folino 1715”; inoltre nella chiesa si trova un magnifico esemplare di organo a canne posto sulla balaustra di fronte all’altare maggiore. Nella chiesa di Murachi si può ammirare un antico organo a mantice ancora oggi funzionante.

Le chiese di Palinudo e Censo sono state rivalutate con interventi di risanamento conservativo e ambedue presentano sulla facciata principale un orologio collegato al suono delle campane, che scandiscono il tempo con i loro suoni. A pochi chilometri da Bianchi si possono ammirare i ruderi dell’Abbazia Cistercense di Santa Maria di Corazzo.Questo monastero originariamente fu benedettino per diventare cistercense nel 1170; fu per qualche tempo dimora dell’abate Gioacchino da fiore,che trovò qui le condizioni ideali per le sue meditazioni.

Nella frazione Serradipiro,  si trova il  Palazzo Baronale Serravalle del 600’, di proprietà degli eredi Talamo. Maestoso e imponente, oggi non è abitato, è solo dimora occasionale ed estiva  degli eredi, che sono intenzionati a cederlo al Comune per la creazione di una biblioteca di libri antichi e per sale di lettura e di convegnistica. A fianco del Palazzo, si trova un ampio appezzamento di terreno, degli stessi proprietari, che si presta molto bene a parcheggio e a giardino.

 

Un altro palazzo degno di nota, è il Palazzo Accattatis, sito nella frazione Censo, prospiciente alla Piazza Ritrovo, che ha dato i natali ad illustri personaggi della nobile famiglia Accattatis. Lo stesso è stato vincolato bene di interesse artistico e culturale, con D.M. del 22-07-1975.

 

Ci si può recare sulle colline circostanti di Bianchi per ammirare dei paesaggi naturali e dei panorami che sono unici nella loro bellezza incontaminata. Un percorso molto emozionante è quello che dalla contrada Fiego conduce al vecchio casale appartenente alla famiglia Muraca e da qui ci si può inerpicare fino alla cima del versante per raggiungere la grotta dove secondo la leggenda si rifugiava il bandito Pietro Bianco. Si tratta di un percorso difficoltoso che è suggerito per gli amanti dell’avventura.  A proposito di brigantaggio c’è da dire che anche Bianchi fu interessata dal fenomeno in particolare nella persona di Pietro Biancoattorno al quale nacquero tantissime leggende. I misfatti attribuiti al brigante sono molto numerosi:fu un vero terrore per queste zone anche se certe azioni si possono definire politiche per la contestazione contro il regno dei Savoia. Molti sono comunque i sentieri naturali già esistenti o che è possibile improvvisare che ci possono condurre a visitare luoghi particolari,a dissetarci a fonti freschissime, a raccogliere funghi nel mese di giugno e nel periodo autunnale.    

 Tradizioni e folclore

Oggi Bianchi si presenta ovviamente molta diversa dai tempi passati, ma nonostante le inevitabili modifiche, gli usi e i costumi continuano a mantenere un forte legame con la tradizione. Intatta è rimasta la tradizione della “fòcara” nella notte di Natale, un immenso falò che arde nella piazza di ogni frazione e attorno al quale ci si ritrova per scambiarsi gli auguri consumando dolci tipici natalizi: grispelle, turdilli, pitte nchiuse, mostaccioli. Il castagno, la coltura principale dell’intero comprensorio, ha avuto un ruolo essenziale nell’economia familiare. Anche oggi si continua ad usare la castagna e a mangiarla come si faceva un tempo, infatti non si è perso il gusto di mangiare i “vallani”, vale a dire le castagne bollite, o le caldarroste cosiddette “ruselle”. Particolarmente interessante è la Sagra delle Castagne, organizzata dalla Pro Loco, che oltre a una spettacolare coreografia, prepara un’infinità di piatti tipici con la castagna, dai pani al gelato. Altra tradizione contadina ancora viva tra i biancari è quella dell’uccisione del maiale. Molto ricercate sono le salsicce, le soppressate, il prosciutto, il capicollo, oltre ad altri prodotti come sanguinaccio, pancetta, gelatina e frattaglia. Insomma originali prodotti, che non subiscono trattamenti per la conservazione e che rappresentano delle pietanze molto gustose e originali.

 Il Carnevale e il Natale sono sempre occasioni per la tradizionale sfilata in maschera con i carri, e per il presepe vivente. Il 25 luglio si festeggia San Giacomo patrono del paese, e nel mese di Agosto, si svolge la rassegna “Bianchi un angolo di Calabria”, con un susseguirsi di  feste e rassegne, organizzate da comitati, da giovani, dalla Pro Loco, dai partiti, dall’Amministrazione Comunale, dalle varie Associazioni presenti nel territorio. Da segnalare la Festa dell’emigrante, le manifestazioni teatrali, Salotto in piazza,  i tornei di calcio, le “Giornate del cacciatore”, le gare di ballo, le suggestive Sagre di prodotti tipici  nelle varie frazioni.

  

Descrizione araldica dello stemma :

D'argento, alla fascia ondata di azzurro,
accostata in capo da sette stelle dello stesso, raggiate di sei,
e in punta, da tre monti di verde al naturale, il mediano leggermente più in alto.
Segni esterni di Comune.

Gonfalone: di bianco e di azzurro caricato dell'arma sopra descritta.

BIANCHI .....un angolo di Calabria