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I BIANCHI DI BOLOGNA

 

 

Controversa è per alcuni storici e araldisti l'origine dei Bianchi di Bologna. Il Gamurrini, nella sua opera Istoria genealogica delle famiglie nobili toscane et umbre, (1671)  riferisce:

"....la famiglia Bianchi in Bologna, nobilissima al pari di ogni altra, riconosce i suoi princìpi dalla città di Florenza dove fioriva fino dal IX secolo.
Prove invero irrevocabili si leggono nelle matricole e statuti della Compagnia dei Toschi, nella quale si associarono tutti i Toscani nobili. "

Segue poi affermando che i Bianchi in Bologna furono una discendenza del ".... Cavalier Bianco, figlio di Cosa, esule come il padre dalla città di Florenza, il quale eresse il suo domicilio nella cappella di Santo Stefano in Bologna."

Scipione Pompeo Dolfi, storico Bolognese, nel 1670 dice : " La casa Bianchi già nota in Bologna, non so per qual motivo trasferitasi a Firenze, di dove esiliata ritornò a Bologna, e perciò come fiorentina fu ascritta alla compagnia militare dei Toschi. "

Vittorio Spreti, araldista, in epoca più recente, nel 2° volume dell'Enciclopedia Storico nobiliare italiana asserisce quanto segue : "..... al principio del seolo XIII i Bianchi erano in Bologna popolani di parte Geremea, poi forse a causa delle fazioni cittadine passarono ad abitare in Firenze. Banditi di là, ritornarono a Bologna e considerati come fiorentini, vennero ascritti alla Compagnia dei Toschi, una fra le società d'armi della città."

Ora è necessario osservare che a Firenze, le prime notizie sui Bianchi risalgono al 1000 d.c. e nel 1200 la famiglia risulta elencata fra quelle consolari, categoria nobiliare cioè la classe più aristocratica della città, a cui si poteva accedere dopo vari anni di permanenza nella città, dando prova di possedere o di aver posseduto ricchezze e feudi e di essere investita di titoli o privilegi.

Il capostipite di tale famiglia era un certo Bonacasa Bianchi detto Cosa, che viveva a Firenze nel 1082.

Il Cosa di Bologna era invece figlio di Aldobrandino che a sua volta era figlio di Capoe viveva nel 1223.

Quindi possiamo dire che forse un parente o un appartenente alla casata dei Bianchi di Firenze si sia trasferito a Bologna e poichè in quei tempi era in uso nelle grandi famiglie di ripetere i nomi degli avi nei figli e nei nipoti, il Cosa di Bologna non era altro che un discendente del capostipite Cosa di Firenze.

Queste omonomie hanno forse tratto in inganno il Dolfi e il Gamurrini nell'avvalorare questa tesi, e un'ulteriore prova consistente è nell'arma (stemma) che il Cosa di Bologna, quando venne iscritto nella compagnia dei Toschi (Tratto dal volume Framentorum diversarum matricolarum artium, & societatum armorum civitatis Bononie ) , depositò e che era così composta :

 

 
 Tre sbarre d'oro e schisa in campo azzurro,
attraversate da una sbarra d'argento o vogliam dire velo bianco.

Tale insegna, secondo il Dolfi, è identica a quella dei Bianchi di Firenze, anche se nel codice araldico fiorentino la descrizione è un pò diversa forse dovuta al linguaggio araldicousato in quell'epoca.

La teoria dello Spreti potrebbe anche essere giusta, ma l'autore non ci indica il capostipite bolognese e comunque non tiene conto che per essere iscritti alla compagnia dei Toschi occorreva dimostrare di avere proprietà ed origini nobili.


Come ho già riferito in precedenza, il primo personaggio dei Bianchi che appare nella storia di Bologna risale al 1223 ed è Cosa Bianchi da cui discese Bianco, personaggio che si distinse particolarmente nelle lotte fra i Geremei ed i Lambertini. Queste due famiglie, molto importanti in Bologna, appartennero la prima ai Guelfi e la seconda ai Ghibellini.

Per molti anni i partiti di queste due famiglie si alternarono nella conduzione della vita politica per cui ai Lambertazzi conservatori Ghibellini, si alternavano i Geremei, democratici Guelfi finchè nel 1274 questi ultimi, saliti in quel periodo al potere, consolidarono e potenziarono le loro forze tanto da costringere gli avversari ad abbandonare la città con la furiosa cacciata dei Lambertazzi, instaurando un governo talmente democratico ed assoluto che dette inizio alla decadenza del libero comune.

Bianco partecipò molto alla vita politica della città ed il suo nome appare fra i Savi della compagnia dei Toschi e fra gli Anziani della città, e fu proprio quando era fra i Savi che, nel 1295, il pontefice Bonifacio VIII, inviando un suo Cardinal Legato nella città, intimò la consegna di alcuni ostaggi a garanzia dell'accordo stabilito fra il Papa e Bologna.

Si coniugò con Serena di Roncisvalle Gozzadini dalla quale ebbe quattro figli: Filippo detto Lippo, Bonifacio, Brunino e Bartolomeo.

 

In questo secolo, 1200, si hanno notizie di altri Bianchi:

nel 1223Corradino e Venturino Bianchi, di cui non si conoscono i rami famigliari di appartenenza, partono con molti altri cavalieri bolognesi come Crociati in Terra Santa;

nel 1236 si ha notizia di un Buongiovanni Bianchi, Capitano dei Cavalieri, che mentre era al servizio di Milano, venne fatto prigioniero dai Bergamaschi.

nel 1249 BattistaBianchi ricopre il grado di Capitano dei fanti nella famosa battaglia di Fossalta, battaglia in cui i Bolognesi fecero prigioniero Enzo, Re di Sardegna, figlio di Federico II .

nel 1271 Ercolee Giulio Bianchi furono anch'essi due Capitani di fanti nella guerra fra Bologna e Venezia.

Ma riprendiamo a parlare della discendenza di Bianco.

Filippo nel 1303 è fra gli anziani della Repubblica, ma viene confinato a Milano per essersi opposto alla politica espansionistica del Pontefice.

Bartolomeo entrò in società con i famosi banchieri fiorentini: gli Acciaroli. Sposò due volte: la prima con Costanza Garisendi e, morta questa, con Francesca Artemisi. Da queste ebbe tre figli : Cosa, Giacomino e Bianco.

Bonifacio nel 1333 fece parte dei Savi della città. Anche lui entrò con il fratello Bartolomeo, in società con gli Acciaroli. Sposò Caterina figlia di Giacomo Orsi, ma non si hanno notizie se da questo matrimonio nacquero discendenti.

Brunino partecipò alla vita pubblica della città e nel 1295 fa parte degli Anziani. Anch'egli ebbe due mogli: Bella Areosti e Filippa Pratesi. Non si sà da quale mogli ebbe un figlio : Giordanoo Zordino.

Nel 1305 Brunino fu bandito dalla città insieme a suo figlio e ai suoi nipoti dai 14 anni in sù, molto probabilmente per gli stessi motivi che confinarono il fratello Filippo a Milano, ma nello stesso anno viene richiamato in patria e reintegrato in tutti i suoi diritti tanto che nel 1307 viene nominato Depositario del Comune.

Giordano o Zordino ( alcune volte i manoscritti dell'epoca sono di non facile interpretazione) partecipò anche lui alla vita pubblica della città.

Nel 1305 fa parte degli Anziani e nel 1316 venne inviato come Ambasciatore a Treviso per incontrare Giovanni, figlio del Re di Sicilia, e la nipote dello stesso Caterina Duchessa di Calabria.

Nel 1320 fu esiliato per aver aiutato, con altri nobili, Romeo Pepoli nell'infruttuosa impresa d'impadronirsi della Signoria di Bologna. Taddeo, figlio di Romeo Pepoli, nel 1337 riuscì però a farsi eleggere Signore di Bologna e, per ricompensare dell'esilio e delle sofferenze sofferte, nominò Cavaliere Giordano Bianchi e lo ammise fra i Savi di Bologna e nel Consiglio Generale.

Giordano ebbe anch'egli due mogli: Vezzosa Foscarari e Caterina Boccadiferri. Non si conosce da quale delle due mogli ebbe il figlio Bagarotto, che fece parte dell'Ordine dei cavalieri Gaudenti ( I frati Gaudenti, il cui vero nome era Frati Cavalieri della beata Vergine Maria Gloriosa formavano un ordine militare religioso che venne fondato in Bologna nel 1223 dal Domenicano Bartolomeo da Vicenza, con lo scopo di riportare pace e tranquillità nelle città dilaniate da discordie interne. Per assolvere a questo scopo, i cavalieri s'impegnavano a prendere le armi sia contro i perturbatori della quiete pubblica, sia contro coloro che impunemente violavano la giustizia.
L'ordine veniva reclutato solo fra i gentiluomini ( infatti i primi cavalieri sono tutti nobili di Bologna) e fu adottata la regola Agostiniana con il voto di castità coniugale, di ubbidienza e di protezione delle vedove e degli orfani.
L'ordine però degenerò, per cui i suoi membri furono chiamati Frati Allegri e sopratutto Frati Gaudenti nome che è loro rimasto.
Tuttavia l'ordine rimase abbastanza fiorente fino al 1589. )

Bagarotto sposò Caterina Caccianemici dalla quale ebbe due figli: Zordino e Vandino.

Zordino nel 1376 entrò a far parte del Consiglio dei Quattrocento, e Giacomo I Bentivoglio lo nominò cavaliere. Nel 1403 fu ambasciatore presso il Ducato di Milano. Non risultano discendenze da parte di Zordino.

Erede di Vandino fu il figlio Bagarotto che a sua volta lasciò i suoi averi ai figli Filippo e Bornino.

Per meglio capire l'importanza economica dei Bianchi di Bologna, citiamo un brano dello storico Giovanni Matteo Megnoni tratto dalle Chroniche manoscritte :

" ...... ai 25 di febbraio del 1389, cadde la Torre dei Roaldi, che era la seconda delle più belle, la quale ruinò le case dei Bianchi quasi per castigo della persecuzione che questi avevano fatto gli anni addietro ai Rodaldi con incendiare i loro palazzi e scacciarli dalla città ".

Da questa nota di cronaca dell'epoca si può capire come i Bianchi fossero possidenti e proprietari di immobili e quale ruolo politico avessero ricoperto.

Filippo fu senatore nel 1479. Sposò Anna, figlia del Conte Carlo Malvezzi e non ebbe discendenza. Con la moglie Anna eresse la chiesa di S.Michele in Mesolara.

Bornino, dottore in legge nel 1461, resse la suprema magistratura del Comune Bolognese come Gonfaloniere di giustizia ( Il Gonfaloniere di giustizia era, in origine, il capo di mille armati i quali dovevano difendere il popolo contro le violenze dei Grandi. In seguito, perduto questo attributo, restò come Capo supremo dei magistrati della comunità.)  e venne eletto Senatore a vita da Paolo III nel 1466. Ebbe tre figli: Annibale, Ludovico e Romeo.

Annibale sposò Pina, figlia del Conte Sforza Manzoli da cui ebbe un figlio : Filippo, che nel 1518, durante il Gonfalonierato di Gasparo d'Armi ricoprì la carica di Anziano.

Romeo fu padre di Bagarotto III che a sua volta ebbe Cesare il quale impose al proprio figlio il nome del genitore Bagarotto IV.

Ludovico ( o Lodovico) entrò nel senato nel 1492 e venne nominato Cavaliere. Sposò Violante Volta dalla quale ebbe il figlio Alessandro.

Alessandro lasciò i suoi possedimenti al figlio Francesco che nel 1° bimestre del 1550 entrò a far parte degli Anziani col Gonfaloniere Cornelio Albergati.

Passarono 10 generazioni delle quali non si sono trovati (fino ad ora) documenti o testimonianze scritte e solo nel 1885 troviamo Francesco Bianchi, discendente di questo ramo, nato a Molinella (Bologna) figlio di Cesare al quale, con Decreto del 6 marzo 1927 viene riconosciuto il titolo di Patrizio di Bologna trasmissibile in linea maschile.

 

Ritorniamo ora all'altro ramo di questa famiglia, cioè ai figli di Bartolomeo, fratello di Brunino della cui discendenza abbiamo parlato fin'ora.

Come abbiamo già detto in precedenza, Bartolomeo Bianchi ( ritorniamo nel 1300) ebbe tre figli: Cosa, Giacomino e Bianco.

Di Cosa e di Giacomino non si hanno ( salvo ritrovamento di altra documentazione ) altre notizie, mentre sembra che solo Bianco sia stato il continuatore di questo secondo ramo della casata.

Nominato Cavaliere dal Delfino di Vienna, nel 1340 venne ammesso nel Consiglio Generale della città. Nel 1345 viene nominato Depositario della città e nel 1350 entra a far parte degli Anziani. Fu lui che istituì a Bologna la Dogana, stabilendo il criterio che tutte le mercanzie prima di entrare in città, dovevano essere tassate di un soldo per ogni lira (??) di valore e che il frumento da macinare pagasse due soldi per corba.

Sembra che la vedovanza sia stata una caratteristica di alcuni dei Bianchi e Bianco, rimasto vedovo della prima moglie Gesia, figlia di Niccolò Delfini, sposò in seconde nozze Avola, figlia di Pietro Galuzzi.

Dalle due mogli ebbe diversi figli, ma quelli di cui abbiamo trovato riferimenti sono : Pietro detto Pietruccio, Niccolò e Giacomo.

Pietro fu nel 1376, uno degli animatori della rivolta di Bologna contro il governo Pontificio. Scacciato il Legato Pontificio, Bologna si costituì in Repubblica indipendente ed inviò Pietro come ambasciatore a Firenze per stringere un patto d'alleanza. Ma il potere sulla città ritornò al Pontefice e Pietro, mantenendo fede ai suoi impegni presi, dette corpo ad un complotto per restituire ai Pepoli la Signoria di Bologna. Ma la congiura venne scoperta e Pietro venne esiliato. Dopo due anni di esilio, nel 1379 fece ritorno in Bologna e la città, quando riacquistò la libertà, non si dimenticò dei sacrifici fatti da Pietro, e per dimostrargli fiducia, lo inviò nel 1389 ad invocare soccorsi presso Carlo VI Re di Francia.. La diplomazia di Pietro Bianchi fruttò la promessa di protezione, ricevendo inoltre in dono un orifiamma (stendardo) azzurro con gigli d'oro e il privilegio per tutte le famiglie Bolognesi, di inquartare (Termine araldico che vuol significare l'inserimento nei quarti dello stemma.) i propri stemmi con i gigli d'oro degli Angiò, tramezzati dal lambello (Lambello o limbello : termine araldico consistente in un ritaglio di panno che pende dalla testa di uno stemmadi rosso) .
Per premiarlo dei risultati ottenuti, ottenne l'investitura (L'investitura era un atto solenne per il conferimento di un feudo, di un titolo o del possesso di un grado o funzione eminente) perpetua del Castello di Piano nell'Alto Apennino, che in seguito Papa Clemente VII elevò a contea.

Nel 1400 fu nominato Senatore.

Pietro ebbe un solo figlio, Antonio, che venne nominato castellano della Rocca Grande di Fossignano.

L'altro figlio di Bianco, Giacomo Bianchi, avendo sposato Caterina Pepoli (signori di Bologna per i quali i Bianchi più volte parteggiarono), avendo anch'egli congiurato per eleggere i Pepoli Signori di Bologna, venne esiliato, e soltanto per l'intercessione dei più importanti nobili della città, venne richiamato in patria e reintegrato nei suoi diritti, e ,in occasione della visita del Delfino di Vienna, venne nominato Cavaliere. Morì senza lasciare discendenti.

Nicolò (o Niccolò), terzo figlio di Bianco, ottenne la carica di Capitano generale delle montagne Bolognesi. Sposò Giacoma Oretti ed ebbe due figli: Antonio e Ludovico.

Quest'ultimo appartenne nel 1440 al Consiglio dei 120, e nel 1446 venne nominato Gonfaloniere di Giustizia. Non sembra abbia avuto discendenti.

Antonio, di cui si hanno notizie della sua esistenza nel 1420, fu padre di Bagarotto e di Giovan Battista.

Bagarotto ebbe come discendente Emilio che nel 1513 gli venne attribuito il titolo di Conte. Fu cameriere segreto di Papa Leone X (Giovanni de' Medici figlio di Lorenzo (1513-1522) che nel 1516 firmò il concordato con Francesco I. Nel 1521 scomunicò Martin Lutero.), di Clemente VII (Giulio de' Medici (1523-1534) ebbe lo Stato invaso da lanzichenecchi tedeschi e luterani che saccheggiarono Roma (1527) e lo assediarono in Castel S.Angelo. Fatta pace con Carlo V, lo incoronò imperatore ed ottenne da lui il ritorno dei Medici al governo di Firenze col titolo di Duchi (1530). Respinse la domanda di divorzio di Enrico VIII con Caterina d'Aragona provocando lo scisma anglicano (1535).), e di Paolo III (Alessandro Farnese ( 1534-1549). Aprì il concilio di Trento. Incaricò Michelangelo di continuare la costruzione di S.Pietro e di affrescare la Cappella Sistina. Costituì per il figlio Pier Luigi Farnese il Ducato di Parma e Piacenza (1545).), fu Protonotaio Apostolico e, per le sue benemerenze, il Papa Clemente VII lo autorizzo ad inquartare il suo stemma con lo stemma dei Medici.

Giovan Battista nel 1469 lo troviamo con il titolo di Conte a far parte degli Anziani. Sotto il dominio di Giovanni Bentivoglio venne eletto Senatore. Giovan Battista fu l'ultimo di questo ramo dei Bianchi ad avere incarichi pubblici. Ebbe due figli Gasparo ed Alemanno a cui trasmise il titolo di Conte e che divisero questo ramo dei Bianchi in altri due.

Discendenti di Alemanno furono : Marc'Antonio, che sposò Filippa, figlia di Giovanni Bolognini dalla quale nacque Annibale, che fu padre di Giovan Battista. Quest'ultimo sposò Contessa, figlia del Conte Cambise Bianchi, dalla quale nacqueCambise e da quest'ultimo discese Dondedio. Di tutti questi personaggi non è stato trovato alcun particolare riferimento, e proseguirono di generazione in generazione senza lasciare notizie di rilievo.

Il Conte Gaspare fu senatore nel 1528. Sposò Orsetta, figlia del Conte Sanso-

netto Bardi di Firenze, e dal matrimonio nacque Gualtierotto.

Gualtierotto ricoprì anche lui la carica di Senatore. Sposò Taddea Gessi, sorellastra di Papa Gregorio XIII (Gregorio XIII (Ugo Boncompagni di Bologna) (1572-1585), il quale attuò la proposta di Lilio Aloisio (Luigi Giglio) di riformare il calendario Giuliano con quello che per l'appunto fu chiamato Gregoriano.. ) dalla quale ebbe Annibale, che fu l'ultimo dei Bianchi di questo ramo a ricoprire la carica di Anziano (1572 e ricoprì la carica di Gonfaloniere nel 1573, 1579, 1585, 1591 e 1598.).

Annibale generò Giovanni Taddeo, di cui troviamo menzione nel 1620, che fu padre di Annibale, Niccolòe Giuseppe Carlo.

Da Giuseppe Carlo e da Virginia di Costantino di Mancinella nacquero Alessandro, Antonio, Giovanni, Gasparo, Pietro, che originarono altrettanti rami i cui discendenti erano ancor vivi nel 1671 con il titolo di Conte.

In questa carellata di personaggi abbiamo spesso citato che alcuni ricoprirono la carica di Senatore. A questa carica però salirono altri rami di Bianchi, che non appartenevano ai rami fin'ora citati, e dei quali non sono state tramandate notizie ed essi sono:

 
Pandolfo Bianchi (1410)
 
Bornino Bianchi (1466)
 
Filippo Bianchi ( 1479)
 
Lodovico Bianchi (1492)
 
Ghinolfo Bianchi (1497)
 
Annibale Bianchi (1506)
 
Bornino II Bianchi (1514)
 
Bornino III Bianchi (1525)
 
Gaspero e Gualterotto Bianchi (1528)
 
Gaspero II Bianchi (1562)
 
Annibale Bianchi (1572)
 

Altri Bianchi, personaggi illustri Bolognesi

1450 circa Ghinolfo Bianchi legato per tradizione famigliare ai Bentivoglio coprì importanti incarichi cittadini. Nel novembre del 1488 ebbe, in modo occasionale, notizia del complotto che Giovanni Malvezzi stava organizzando contro Giovanni II Bentivoglio. Del fatto ne informò il Bentivoglio il quale affidò a Ghinolfo Bianchi il comando della guardia al palazzo dei Signori, mentre nella città si consumava una delle più cruente stragi. Successivamente entrò a far parte del rinnovato magistero dei Sedici Riformatori. Nel 1497 fu chiamato ad occupare il posto di Senatore lasciato dal defunto Lodovico Bianchi e nel 1506, con la cacciata da Bologna dei Bentivoglio, Ghinolfo condivise l'esilio con questa famiglia e nel 1507, con apposito provvedimento, Giulio II lo confinò a 50 miglia dalla città, nel territorio ecclesiastico. (Ghirardacci G. : Della historia di Bologna))

1450 circa Pandolfo Bianchi, figlio di Bornino, laureato in giurisprudenza Canonica il 14 luglio 1490 ed ammesso al Collegio di tale facoltà. Fu professore di diritto canonico dal 1490 al 1505.

1550 circa Don Filippo de' Bianchi sacerdote, scrittore e buon letterato. Sotto lo pseudonimo di D.Luigi Sarti da Piano scrisse Il tesoro delle Indulgenze e Origine e fondazione di tutte le chiese di Bologna,(1588). Sotto un altro pseudonimo, quello di Bartolomeo Galeotto scrisse Trattato degli Homini illustri di Bologna, stampato a Ferrara nel 1590. Morì il 29 giugno 1591.

1590 circa Virgilio Bianchi, figlio di Giovanni Battista, laureato in Filosofia e Medicina il 26-6-1612, fece parte del Collegio Filosofico il 5 settembre 1614 e del medico il 30-6-1622. Ottenne nel 1613 una Cattedra di Logica e nel 1616 passò a quella di Chirurgia sino al 1622, quindi insegnò Medicina Teorica e Anatomia fino al 1630. Morì a Bologna di contagio nel 1631.

1600 circaConte Bagarotto Bianchi, dottore civilista e penalista , fu professore di Leggi Civili dal 1625 al 1635 e di Leggi Canoniche dal 1636 per tutto il 1644-45.

1614 circa Baldassarre Bianchi detto Bianchini organista e scenografo fu avviato all'arte del disegno dall'incisore G.B.Coriolano, dal quale si distaccò per seguire le sue inclinazioni pittoriche sotto la guida di G.Paderna. Sposò la figlia di Agostino Mitelli, celebre artista, che gli procurò il primo incarico di un certo rilievo: la realizzazione di affreschi del palazzo Ducale di Sassuolo che realizzò assieme a Michelangelo Colonna. L'influenza del Mitelli caratterizzò il Bianchi, che ottenne dal cognato Giuseppe, tutti i libri dei disegni del maestro. Ebbe incarichi di allestimenti teatrali da Francesco I duca di Modena e dal successore Alfonso IV. Nel 1662, alla morte di Alfonso IV, fu incaricato delle solenni esequie che si svolsero nella chiesa di S.Agostino, dove il Bianchi dipinse il coro e il presbiterio tutt'ora esistenti. Baldassarre Bianchi morì il 18 dicembre 1678 e fu sepolto nella chiesa dei Teatini.

1620 circaConte Annibale Bianchi, nobile di Bologna, dottore civilista e penalista , Canonico della Metropolitana ed ascritto al Collegio Civile. Fu lettore di Decretali dal 1653 sino al 1676. Morì il 14 dicembre 1676.

1630 circa Francesco Bianchi scrittore. Tra le sue opere rammentiamo Scelta de' più bei fiori del giardino degli esempi, da' quali può l'anima cristiana cavar il mele della vita spirituale. Stampato in Bologna per Antonio Peri


davvero complimenti per il sito che ha sviluppato.

Ho pensato le potesse far piacere avere qualche notizia aggiuntiva sui de'Bianchi di Bologna:

- nella cripta della chiesa di S.Stefano in Bologna l'arca rinascimentale dorata e scolpita che conserva i resti dei proto-martiri Vitale e Agricola reca sui lati lo stemma dei Bianchi (proprio quello che lei ha messo in "prima pagina"); La famiglia infatti aveva il giuspatronato sulla cripta e sulla collegata chiesa dei SS Vitale e Agricola.
- In giro per le sette chiese che compongono il complesso abbaziale di S. Stefano vi sono svariate tombe di de' Bianchi
-nella omonima piazza al N. 13 o 15 c'e' uno dei palazzi de' Bianchi, nel cortile ritrova lo stemma in alcuni capitelli marmorei dall'epoca del gotico fiorito.
- Diverse notizie sulla famiglia sono contenute nel 'Dolfi- cronologia delle famiglie nobili bolognesi'.
- I de' Bianchi de Medici Sighicelli Seccadenari si estinsero nella metà dell'800 con Giuseppe Carlo che lascio' solo figlie, Bianca in Sassoli Tomba e Cesarina in Ranuzzi della Porretta. Sia i Sassoli che i Ranuzzi aggiunsero il cognome de' Bianchi.

L'archivio storico de'Bianchi -dal XII al XIX secolo- è conservato all'Archivio di Stato di Bologna assieme all'archivio Ranuzzi.

Con i migliori saluti

Riccardo Sassoli de' Bianchi



                                                                                               Stemma Ranuzzi de' Bianchi
per gentile concessione di Eugenio Candi
figlio di Cesarina Ranuzzi de Bianchi

 


Ultimo aggiornamento 03/04/2009