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I BIANCHI DI FIVIZZANO     

                         

 

Impropriamente lo storico Crollalanza li definisce di Fivizzano per alcune terre dette Dei Bianchi poste nella Lunigiana, mentre ci sembra più logico chiamarli Bianchi di Erberia o della Lunigiana dei quali più ampiamente tratteremo nel capitolo " le Terre dei Bianchi " al quale vi rimandiamo.

Anche per lo stemma nutriamo delle perplessità. Potrebbe essere lo stemma di un certo Andrea Bianchi che, trasferitosi a Sassuolo, ricoperse il titolo di Podestà, o di altri che furono Cavalieri di Santo Stefano a Pisa.

La descrizione comunque è la seguente:

 

D'azzurro alla banda scaccata d'argento e di rosso, di due file, accompagnato da due colombe del secondo, l'una in capo e l'altra in punta.


Altri personaggi

1400 - Giovanni Sforza nel suo volume Memorie e documenti storici di Pontremoli, indica un insigne personaggio di Fivizzano. Siamo nei primi anni del 1400 e a Pontremoli, con la morte d'Antonio de' Fieschi, subentrarono nella Signoria Gio. Luigi e i suoi fratelli per una parte, mentre l'altra metà andò ad Antonio, figlio di Luca de' Fieschi, cugino di Antonio.

Fra le cronache di quei tempi viene riportato che Gio. Luigi, che rispetto ad Antonio, era quello che risiedeva costantemente in Pontremoli, il 25 aprile del 1417, stando seduto " super murello posito prope castrum Cazaguerre " nominò notaio Matteo di Pellegrino Bianchi da Fivizzano.

Fra gli atti dell'epoca del notaio Belmesseri Corradino troviamo la registrazione di tale fatto che viene così riportato:

Matteo fu Pellegrino Bianchi da Fivizzano davanti al Mag.co D. Gio. Lodovico Fieschi Conte Palatino e Podesta' di P.li

NOTARIATO

ROGATO IN : P.li, vicina S.Maria, nella piazza superiore, sedente il Podesta' sopra il murello vicino a Cacciag.

TESTIMONI : Rev.do Cristoforo padre e Magnifico domino Argone Marchese Malaspina ...... Arcivescovo di Brindisi, d. Bartolomeo Marchese della Verrucola e Fivizzano, d. Bernabove Marchese Malaspina di Filattiera, Spettabile d. Antonio Fieschi, d. Lodovico REGHINI di P.li dell'ordine di S.Giovanni Gerosolomitano e precettore di S.Leonardo di P.li e del Frigido, d. Ser Giovanni NOCETI podesta' della Curia della Verrucola e Fivizzano, e d. Ser Bernardo fu Mag. Luchino CAMISANI e altri nobiluomini.

 1693 . Il Gerini e successivamente Giovanni Sforza nelle loro pubblicazioni, (indicate in appendice nell'elenco bibliografico), citano Frate PietroBianchi di Fivizzano, come Priore della chiesa di Santo Stefano d'Empoli allorchè un abile intagliatore dell'epoca, (siamo nel 1693) Frate Francesco Battaglia realizzò il coro di tale chiesa.

Di questo personaggio non si hanno altri riferimenti.

 


1800 - Con un po' di presunzione vogliamo indicare un piccolo ramo a cui appartiene l'autore di queste ricerche.
 
Il 21 aprile del 1796 a Debico (Fivizzano) nacque Bianchi Antonio, da Pietro e da Barbieri Francesca.
Il 6 gennaio 1800 Antonio si sposò con Baldassarri Francesca da cui nacque il 16-10-1827 Michele che si sposò con Batti Caterina di Terenzano (ambedue coloni).
Dal matrimonio nacquero:
Vittorino ( 12-11-1851); Divilla (23-09-1853); Massimiliano Giuseppe (03-11-1856); Lucia (12-12-1858); Sinforosa (17-07-1861); Settima-Orsolina (07-12-1863); Emilia Maria (29-12-1868).
 
Massimiliano Giuseppe Bianchi coniugatosi con Baldassari Clorinda ( nata a Prato il 28-02-1874) di Pascalis  ebbe 6 figli: Rosina Primina (21-05-1899), Secondina Maria (06-08-1900 ), Pompeo Adalberto Emilio ( 29 gennaio 1908), Ida ( 30-08-1910) Agostino e Daniele Carlo( 28-08-1912)

Massimiliano Bianchi con la famiglia e la seconda moglie

La locanda gestita da Massimiliano Bianchi ( sulla porta)
a Fivizzano
 

Lo stabile della locanda in una foto del 1992
Poco dopo la nascita di Carlo, Clorinda, loro madre, morì di tubercolosi. Massimiliano, che alternava all'incarico di postino quello di ristoratore in piazza Garibaldi 1, con il locale sotto l'abitazione. Ma poco dopo, il 5 gennaio 1914 Massimiliano moriva lasciando ad un fratello la custodia dei figli.
La zia-matrigna indirizzò al matrimonio Maria che sposò Aurelio Gianardi di La Spezia dal quale ebbe due figli: Mario e Sergio. Poco dopo Maria morì e Primina, sposò il cognato per poter assistere i nipoti ancora piccoli.
 
Pompeo Adalberto ( forse tredicenne) fece ingresso nel convento dei frati di Levanto con la speranza dei parenti che potesse intraprendere la vita monastica.
Pompeo passò alcuni anni in quel convento alternando gli studi alla pratica delle arti contadine, imparando la cura e l'allevamento delle api, ma accortosi di non avere tale predisposizione, scappò dal collegio e rientrato a La Spezia si arruolò in Marina. Dopo poco fece concorso per entrare nelle guardie di P.S. e dopo la scuola di Caserta svolse la sua carriera a Trieste, a La Spezia e poi a Roma.
Il 23 agosto 1937 a Migliarina, quartiere di La Spezia, sposò Amalia Vesigna di Giuseppe e di Cosso Assunta.
Dal matrimonio nacque a Roma Mario (1939) e nel 1942 a Massa Carrara, Anna Maria
Pompeo morì a Roma nel 1983.
Mario sposò nel 1966 Anna Maria Ciabatta Fornari da cui ebbe Barbara (1967) e Sabrina (1971)
 
Carlo, comunemente chiamato Carlino, sposò Adele di La Spezia da cui ebbe una figlia Carla, che rimase ben presto orfana del padre.
 
L'unico erede maschio di questo ramo, Mario, non avendo avuto altri figli maschi, chiude il ramo stesso che in tal modo si estingue.

Ultimo aggiornamento 20/04/2005