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I BIANCHI DI MANTOVA

 

 

Giampietro Moretti ha abitato la villa di Cesole dei Bianchi ed ha effettuato una interessante ricerca sulla famiglia Bianchi di Mantova.
Avrebbe il piacere di prendere contatti con Antonio Bianchi, ultimo erede dei Bianchi di Mantova, e ci auguriamo che questa proposta venga accolta.
Di seguito pubblichiamo la prima pagina di ricerche effettuate dal sig Moretti ( in totale sono 13) e chi volesse avere l'intera raccolta può richiedercela.
 

La famiglia Bianchi:

Le prime notizie dei Bianchi in territorio mantovano risalgono verso la fine del 1400, quando un certo Giacomo intrattiene rapporti commerciali con alcuni notabili della Città Vecchia.

Non sappiamo con certezza che tipo di commercio svolga, ma si suppone che sia attivo nel settore delle stoffe che compra dai mercanti veneziani per conto dei signori di Mantova. Non è ancora in grado di possedere una casa in città e per maggiore comodità si stabilisce a Borgo di Porto, dove la famiglia Bianchi risulta abitare fino al 1526.

Il figlio Giovanni Francesco, ancora in giovane età, dimostra di avere un naturale talento nelle trattative commerciali e segue sovente il padre nelle sue frequenti visite in città. Si dimostra molto attento alle richieste dei signori di Mantova, desiderosi di primeggiare in eleganza nel vestire e nel possedere oggetti di raffinata fattura. Il padre Giacomo, ormai avanti negli anni, lascia sempre più spazio al figlio, riconoscendone l’intelligenza e la capacità nel condurre gli affari. In breve tempo l’attività registra un incremento di tale entità che Giovanni Francesco decide di trasferirsi entro le mura della Città Nuova.

Acquista il palazzo detto “della Commedia” situato nella contrada della Dottrina Cristiana.

Questa nuova sede gli permette di incrementare ulteriormente il suo commercio dando inizio ad un periodo di grande prosperità che porta la famiglia Bianchi ad uno stato di grande agiatezza.

Circa la moglie di Giovanni Francesco non ci sono pervenute notizie, quindi non ne conosciamo né il nome né il casato. Sappiamo invece che ha due figli, il primo Francesco ed il secondo Giovanni Giacomo. Di entrambi non ci sono giunte notizie di rilievo tranne che Giovanni Giacomo sposa una certa Lucrezia Fantoni dalla quale non risulta abbia avuto figli; mentre del primogenito Francesco non conosciamo il nome della moglie, ma sappiamo che ha avuto tre figli: Vincenzo, Laura e Girolamo.

Il primogenito Vincenzo sposa la nobildonna Giulia Chieppo, lasciandola vedova nel 1575 e senza figli.

Laura sposa Galeazzo degli Andreasi.

Anche del terzogenito Girolamo non conosciamo il nome della moglie, ma sappiamo che garantisce la continuità della famiglia con ben tre figli maschi: Francesco, Vincenzo e Giovanni Maria.

Girolamo alla morte del padre, avvenuta nel 1580, si trova in possesso di una ingente fortuna e di una lucrosa attività. Non dimostra una particolare attitudine per lo studio e trascorre molto del suo tempo libero nei magazzini situati al piano terra del palazzo, ricolmi di merce di svariata natura e provenienza. Segue con grande interesse il lavoro dei contabili e dei commessi ed è sempre presente quando arrivano i carri ricolmi di mercanzia. E’ un mondo che lo affascina e ben presto dimostra di avere ereditato l’acutezza negli affari del nonno Giovanni Francesco. In breve tempo la residenza nel palazzo della Commedia non corrisponde più alle esigenze della famiglia che ha ormai raggiunto un ragguardevole livello sociale. Pertanto nel 1584 Girolamo vende il palazzo della Commedia alla Compagnia dei Gesuiti[i] ed acquista un imponente palazzo situato in piazza San Pietro nella contrada dell’Aquila, già di proprietà Bonacolsi, identificato con l’odierno palazzo vescovile.

Il 26 maggio 1587 muore il duca Guglielmo Gonzaga e il 22 settembre gli succede Vincenzo.[ii] Ed è dal duca Vincenzo che Girolamo Bianchi acquista un fondo di 650 biolche di terra arativa e boschiva con l’annesso palazzo padronale nonchè numerose abitazioni situate nella vallata della Curia Cesularum. Si tratta della Corte di Cesole precedentemente posseduta da Ferrante Gonzaga signore di Guastalla, il quale cede la proprietà a Ercole Gonzaga come risulta da due rogiti del notaio Leoni redatti il 24 ottobre 1594.

( ci riserviamo di pubblicare in seguito la rimanente parte di questa interessante ricerca)

 
 
 
 
Anche i Bianchi di questo ramo hanno avuto origine molto probabilmente da quello di Milano, e si stabilirono in Mantova verso la fine del 1500.

Alessandro Bianchi (+ 1630), Patrizio di Mantova, ottenne dai Gonzaga nel 1604 il titolo di "Nobilis Vir" e decise di istituire uno stemma di famiglia che si componeva di alcuni gigli tinti al naturale, tenuti da una mano il cui braccio è vestito di rosso in campo azzurro. (fonte Antonio Bianchi)

Il titolo Marchionale fu assegnato da Carlo II, duca di Mantova e Monferrato l'8 gennaio 1651 a favore di Francesco Bianchi, trasmissibile ai discendenti primogeniti maschi.
 
Giuseppe Bianchi con ordinanza dell'Imperial Regia Deputazione Araldica di Mantova il 28 agosto 1771 ottenne la ricognizione della nobiltà e del titolo marchionale, nonché la delineazione dello stemma nel Codice Araldico. Anche ai figli Vincenzo ed Alessandro fu confermata la linea di nobiltà con sovrana risoluzione del 19 novembre 1816.
La famiglia fu pertanto iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare con il titolo di Marchese e trattamento di Don e Donna nelle persone di Cesare Augusto, Alessandro, Giuseppe con i figli Emma e Vittorio Emanuele.
La descrizione dello stemma marchionale dei Marchesi Bianchi di Mantova è il seguente:

D'azzurro
al braccio vestito di rosso col polsino d'oro,
tenente con la mano di carnagione una rosa bianca
gambuta e fogliata al naturale.

 

 

Incisione dello stemma su rame
( proprietà Antonio Bianchi)

 

  Antonio Bianchi, ultimo erede della famiglia Bianchi di Mantova, ci ha inviato alcune precisazioni e materiale fotografico (che di seguito riportiamo) .

Nell'anno 1822 circa risulta che il Marchese Alessandro Bianchi fu costretto, per necessità economiche, a vendere il Palazzo alla Curia Vescovile ritirandosi a Cesole.

Lapide del Marchese Bianchi Giovanni Vittorio Napoleone, bisnonno di Antonio Bianchi

Il palazzo dei Bianchi a Mantova

 

La villa dei Bianchi a Cesole

   

 

 


Gina Galeotti BIANCHI

Nata a Mantova il 4 aprile 1913, caduta a Milano il 25 aprile 1945, ragioniera.

Lia, questo il "nome di battaglia" di Gina Galeotti Bianchi, è morta, dopo anni di lotta contro il fascismo, proprio il giorno della Liberazione di Milano. Pur incinta di otto mesi, "Lia" si stava recando all’ospedale di Niguarda dove doveva incontrare alcuni partigiani feriti, lì ricoverati sotto false generalità. Fu falciata da una raffica di mitra, sparata da un camion carico di soldati tedeschi in fuga e incappati in un posto di blocco partigiano. Gina Galeotti Bianchi aveva cominciato giovanissima, diciassette anni prima, la sua attività antifascista. Nel 1943 era stata arrestata e deferita al Tribunale Speciale per essere stata tra gli organizzatori a Milano degli scioperi del marzo contro la guerra. Incarcerata per quattro mesi, fu liberata con la caduta del fascismo il 25 luglio e all’8 settembre entrò subito nelle organizzazioni della Resistenza. Fece parte, in particolare, del Comitato provinciale di Milano dei "Gruppi di difesa della donna", si impegno nel servizio informazioni e si dedicò all’assistenza delle famiglie degli antifascisti caduti.

www.anpi.it/uomini/galeotti_bianchi.htm

Lapide posta in Via Bartolini,49

www.chieracostui.com/costui/docs/search/scheda.asp?ID=307

 


Ultimo aggiornamento 03/11/2007