Uno dei figli di Luigi fu Giordano Bianchi Dottula (Bari, 1772 – Napoli, 19 febbraio 1846) è stato un letterato e politico italiano.
(Biografia di Giordano Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)
Dopo i primi studi sotto il padre scolopo Ermenegildo Guarnieri, Giordano, dal 1821 marchese di Montrone, col cui titolo fu soprattutto noto, si trasferì a Napoli e a Roma. Appassionato dei classici, fu uno dei rappresentanti della scuola purista, maestro di Basilio Puoti e amico di noti letterati del tempo come il Monti, il Foscolo e il Giordani.
Nel 1799 stette dalla parte dei rivoluzionari della Repubblica partenopea contro i Borboni, assumendo il nome di Timoleone (il tirannicida greco) Bianchi. (vedi ricerca di N. Macchia)
Il 5 Aprile del 1799, Montrone si fece teatro di un episodio storico sanguinoso, allorquando vennero uccisi dall’esercito francese 83 cittadini.
Ufficiale di Gioacchino Murat, partecipò nel 1800 alla battaglia di Marengo; divenuto Murat re di Napoli nel 1808, fu suo ciambellano di Corte e presidente del Consiglio della Provincia di Bari.
Con la restaurazione del Regno borbonico nel 1815, dopo alcuni anni di esilio in Francia e in Svizzera, poté rientrare a Bari e assumere persino importanti cariche istituzionali nel Regno delle Due Sicilie: gentiluomo di camera, maggiordomo di Ferdinando II, cancelliere dell'insigne ordine militare di San Giovanni Gerosolomitano e nel 1831 fu nominato Intendente della Provincia di Bari e poi membro della Consulta di Stato a Napoli.
Evidentemente, l’ex-tirannicida, di nome anche se non di fatto, fu pronto a servire il tiranno, come mostra anche il seguente documento d’archivio:
Bari, 21 maggio 1839 - A Sua Eccellenza il Ministro della Polizia Generale Eccellenza, ho dato le disposizioni le più efficaci per una stretta vigilanza se mai in questa provincia apparissero persone osservabili per un cappello di paglia col nastro verde (Nota: Era un segnale di appartenenza alla società cospirativa mazziniana La Giovine Italia). Ma queste disposizioni le ho comunicate confidenzialmente per iscritto ai soli due sottintendenti, ammonendoli di usare la massima circospezione nello spiegare la loro vigilanza. Alle altre autorità poi ne ho fatto comunicazione a bocca, dubitando della poco loro esattezza nel conservare le carte di alta polizia: perocché spiacerebbemi che per tale loro negligenza si divulgasse una cosa, la quale io non credo sin ora nota ad alcuno in questa provincia: o almeno all’intelligenza di un qualche individuo dei più esercitati nei maneggi rivoluzionari. Da ultimo prego Vostra Eccellenza dirmi, qualora riuscisse alla Polizia di sorprendere alcuno coi detti segni, se debba farlo arrestare e tradurre costà ovvero ritenerli in queste prigioni a disposizione di Vostra Eccellenza. L’intendente Marchese di Montrone.
L'ultimo maschio dei Bianchi Dottula fu Luigi, figlio di Giordano, che ebbe due femmine, Teresa (1859-1938) e Costanza (1862-1943).
Teresa fu l'ultima Bianchi Dottula titolare del feudo; sposata col marchese Giuseppe Procaccini, ebbe tre figlie tra cui Giuseppina (1892-1973), moglie del generale Paolo Carrelli Palombi.
Il palazzo marchesale di Montrone
Il palazzo, nella sua attuale configurazione, è il risultato di una complessa stratificazione architettonica avvenuta presumibilmente in un arco di circa un millennio. Il nucleo principale risale all'epoca medioevale: già da questo periodo esisteva un primitivo fabbricato ad uso agricolo, connesso ad una serie di grotte e di vani ipogei che si estendevano in maniera casuale rispetto alla pianta dei fabbricati sovrastanti. Esso fu costruito nel 1396 da Niccolò Dottula, uno dei primi feudatari di Montrone. E' probabile, da alcune notizie tramandatesi oralmente e da alcuni segni ancora evidenti, che esistessero ulteriori vani scavati nella roccia tufacea anche oltre il perimetro dell'attuale muro di cinta.
Tali gallerie avevano delle prese d'aria sulla volta che comunicavano con il piano di campagna almeno a 50 metri oltre il suddetto muro. Attraverso una di queste prese d'aria fu, a suo tempo, scaricata della terra che ostruì il camminamento e mi impedì di continuarne l'esplorazione.
A questo ipogeo (ed agli altri sottoposti al palazzo) si accedeva per il tramite di un cortile posto nella zona Nord-Ovest dell'edificio. Tale cortile, che era ad un livello più basso del piano di campagna, fu fatto completamente interrare dai proprietari forse verso gli anni '70.
Questi elementi li posso riferire per averli osservati nel 1964. (nota inviataci da Nicola Macchia)
Il palazzo nel 1519 fu acquistato dal patrizio napoletano Giambattista Galeati che provvide ad ingrandirlo e a far dipingere l'interno da valenti pittori di scuola napoletana. Sul nucleo primitivo, il complesso si sviluppa successivamente come masseria, poi residenza feudale fortificata, posta sul limite delle mura del borgo di Montrone. Sono evidenti le testimonianze di tale periodo: un profondo fossato laterale, tracce di un torrione d'angolo (poi demolito), garitte di guardia, camminamenti difensivi, locali usati, probabilmente, come prigione. E' nel periodo sei-settecentesco che l'edificio, secondo le usanze dell'epoca, venne trasformato in reggia signorile dal marchese di Montrone Luigi dei Bianchi-Dottula. Intorno al 1790 il palazzo fu ancora ampliato e subì sostanziali modifiche: l'aspetto architettonico s'ingentilì sia esternamente che internamente acquisendo maggior decoro e predominante importanza architettonica. Attualmente è di proprietà dei discendenti Carrelli-Palombi.
Particolare dell'angolo N-Ovest
Sullo sfondo l'angolo S-Est del palazzo con la mensola della garitta
Prospetto principale del palazzo con ingresso dal centro storico
Stemma sull'ingresso del Palazzo
Cappella di S. Rocco nel prospetto principale
Particolare dell'angolo N-Este con la mensola della garitta Foto Nicola Macchia
Ultimo aggiornamento 18/08/2009

