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I BIANCHI DI PARMA

 

 

Troviamo in questa città due rami della famiglia Bianchi, che, dalla descrizione degli stemmi, non sembrano provenire dallo stesso ceppo.

Il primo ramo risale al 12 marzo 1697 allorché il Duca di Parma Francesco Farnese con Privilegio creò nobili Cesare e Giovanni Francesco Bianchi. Tale Privilegio venne registrato il 16 marzo successivo negli atti del Comune della città e interinato() per il Capitano Giovanni Francesco il 26 marzo 1698. Giovanni Francesco il 22 gennaio 1711 ottenne un diploma di ben servito dallo stesso Duca.

La famiglia risulta iscritta genericamente nell'Elenco Uff. Nobiliare Italiano del 1922 col titolo di Nobile trasmissibile a maschi e femmine a tutti i discendenti da Cesare Bianchi sopraindicato.

Lo stemma adottato si presenta in due versioni:

 

 

Bandato di argento e d'azzurro con la fascia del primo attraversante

 

 

 

 

D'azzurro a tre lande d'argento; 
col capo del campo carico di un giglio di argento e sostenuto da una fascia di rosso

 

 

 

L'ultimo rappresentante del 2° ramo dei Bianchi di Parma citato nelle storie locali, è Luigi Bianchi di Francesco, nato a Parma il 18 gennaio 1856 e morto a Pisa il 6 giugno 1927 e sepolto nel camposanto di Pisa.

Lo stemma di questo ramo è il seguente:

 

Di rosso alla fascia di nero

 

 

 


Altri personaggi emergono nella storia della città:

1277-1280 - Gerardo Bianchi, (Albus, Blancus), Nacque probabilmente tra il 1220 e il 1225 a Gainago, presso Parma da Albertoe Agnese, (il loro nome è ricordato nell'iscrizione di un affresco, contemporaneo, del battistero di Parma).
Studiò diritto canonico e diritto romano che lo distinsero nella sua successiva attività nella cancelleria pontificia. Forse, assieme con Simone di Brion, il futuro papa Martino IV, fu allievo del famoso giurista Uberto da Bobbio, durante il secondo periodo di insegnamento di quest'ultimo a Parma (1237-1245); si spiegherebbero in tal modo gli stretti legami tra Martino IV e il Bianchi.
Il Bianchi iniziò la sua carriera nella Curia pontificia come cappellano e scrittore di Innocenzo IV (come cappellano la prima volta nel 1245): certamente dovette questo posto alla raccomandazione di un suo zio, il notaio pontificio Alberto di Parma, la cui famiglia aveva stretto buoni rapporti con Obizzo Fieschi, parente del papa e vescovo di Parma dal 1194 al 1224.
In aggiunta ai proventi derivatigli dai suoi incarichi nella cancelleria, ottenne dal pontefice numerose prebende ( Rendita fissa di canonicato ) in Ungheria, in Francia e a Parma, dove fu per un certo periodo scolastico ( Responsabile delle dottrine teologiche cattoliche ) del duomo. Questi benefici gli procurarono notevoli possibilità economiche tenuto conto che poté prestare 200 libbre di tornesi ( Circa 700 Kg. ) a Innocenzo IV, bisognoso di denaro al momento della ricerca di un suo candidato quale successore di Federico II per il regno di Sicilia ( la somma gli venne restituita più tardi da Alessandro IV).
Sotto i successori del suo protettore Innocenzo IV la carriera di Gerardo Bianchi subì un arresto.
Soltanto sotto Innocenzo V ottenne l'importante ufficio di auditor litterarum contradictarum e, dopo la morte di Giovanni XXI (20 maggio 1277), compose a Viterbo un formulario, comprendente sessantun documenti, preziosa testimonianza dell'attività e dei compiti dell'ufficio dell'audientia publica, o dell' audientia litterarum contradictarum.
Durante questo periodo iniziarono i contatti del Bianchi. con Carlo I d'Angiò e il 15 febbr. 1277 riceveva dal re un dispaccio in cui si ordinava ai funzionari del Regno di trattare Gerardo Bianchi come consigliere reale.
Questi legami con i Francesi e i buoni rapporti con Simone di Brion (Martino IV) devono aver costituito in quel periodo un impedimento per la sua carriera presso la Curia. Infatti il nuovo papa Niccolò III ( Giovanni Gaetano Orsini, romano. ), eletto il 25 novembre. 1277, non era gradito a Carlo d'Angiò, e la sua elezione era stata possibile soltanto per il passaggio al partito italiano nel collegio cardinalizio del francese Guglielmo di Bray, cardinale prete di S. Marco, passaggio che gli fu furiosamente rimproverato in una lettera da Carlo d'Angiò.
Ma Gerardo Bianchi, che né sotto Urbano IV né sotto Clemente IV aveva ottenuto alcuna promozione, si mostrò, sebbene come parmense egli fosse guelfo, tutt'altro che radicale partigiano dei Francesi.
Il suo carattere tendente ai compromessi e all'accomodamento lo portò sempre a tenere una posizione autonoma, a evitare prese di posizione estreme, e a tenersi fuori dalle contese che agitavano il collegio cardinalizio. Niccolò III, apprezzando questa sua tendenza all'accordo, lo creò cardinale prete dei SS. Apostoli il 12 marzo 1278. Ma, oltre a ciò, abbiamo qualche elemento dimostrerebbe che il Bianchi, durante il conclave di Viterbo, avesse esercitato la sua influenza di auditora favore dell'Orsini. Infatti, pochi mesi prima, sotto Giovanni XXI, per iniziativa dell'Orsini, il Bianchi aveva preso parte alle riforme per la restaurazione della liberta dell'elezione papale, ed era stato inoltre membro della commissione incaricata di punire i notai e i procuratori ribelli che avevano disturbato l'elezione durante il precedente conclave.
All'inizio il Cardinale Bianchi. ebbe incarichi di ordinaria amministrazione, come la risoluzione di vertenze circa alcune elezioni episcopali, ma l'incarico più importante di questi primi anni riguardò le trattative di pace tra Filippo III di Francia e Alfonso X di Castiglia. Nel maggio del 1278 il cardinale Bianchi partecipò al concistoro riunito da Niccolò III per l'incoronazione imperiale di Rodolfo d'Asburgo e nell'estate, mentre Simone di Brion era cardinale legato in Francia, il pontefice lo mandò a Tolosa e a Bordeaux insieme col cardinale Gerolamo da Ascoli e con Giovanni di Vercelli, patriarca eletto di Gerusalemme, ma la legazione del Bianchi non ebbe alcun risultato. Al ritorno dalla Francia, (1279), visitò la sua città natale, Parma, che, alcuni anni dopo (1282), riusciva a far liberare dalla scomunica e dall'interdizione decretate dal cardinale Latino Malabranca, per una rivolta della popolazione contro l'inquisitore e contro i domenicani.
Nel conclave del 1280-81 si ritenne che il Bianchi avesse abbandonato il partito degli Orsini per passare al gruppo degli Angioini e votare a favore di Martino IV, ma questo cambiamento di parte deve essere considerato più come una manifestazione di amicizia nei confronti di Simone di Brion che come una decisa presa di posizione a favore del partito francese: comunque per riconoscenza il nuovo pontefice innalzò il cardinale prete dei SS. Apostoli a cardinale vescovo di Sabina (probabilmente il 12 apr. 1281).
Una nuova svolta nella vita del Bianchi si verificò nel 1282, in coincidenza con la rivolta dei Vespi Siciliani (30 marzo). Il 5 giugno Martino IV lo nominò legato per il Regno di Sicilia, nel momento in cui Carlo d'Angiò stava tentando di fronteggiare la rivolta con una serie di riforme che si rivelarono inefficaci per sedare la rivolta.
Il re raccolse il suo esercito a Catona sulla penisola, di fronte a Messina, dove egli andò di persona il 6 luglio e dove, contemporaneamente si recò anche il Bianchi. Il 25 luglio gli Angioini, attraversato lo stretto, approdarono a sud di Messina presso il monastero di S. Maria Roccamadore e attaccarono la città, nella quale Alaimo da Lentini aveva organizzato la difesa. Prima dell'attacco il Bianchi, d'accordo con il re e con gli assediati, si recò nella città per un tentativo di mediazione. Fu accolto amichevolmente e Alaimo gli consegnò persino le claues terre e con questo gesto simbolico lo investì, (come rappresentante del papa), della città e dell'isola. Ma il legato non poté accettare la proposta dei Messinesi di sottomettersi alla Chiesa ed essere governati da un rappresentante del papa, né poté accettare altre proposte di compromesso, secondo le quali il re avrebbe dovuta insediare un italiano come governatore e ritirare le truppe di occupazione francesi, giacché sia il papa sia Carlo d'Angiò esigevano una resa senza condizioni. Così il Bianchi dovette lasciare la città senza aver concluso nulla ma, sebbene egli avesse rappresentato gli interessi del papa e del re angioino, non venne tuttavia identificato con gli odiati Francesi al contrario, dovette lasciare un buon ricordo nell'isola, come testimonia il cronista Niccolò Speciale, parlando della sua seconda legazione in Sicilia nell'anno 1299.
Inaspritasi la lotta dopo lo sbarco nell'isola di Pietro d'Aragona i due contendenti stabilirono (provocando la costernazione del papa), di decidere la cosa in duello, di ricorrere cioè a un giudizio di Dio, proibito dal diritto canonico, e del resto nel sec. XIII quasi completamente in disuso.
In realtà nessuna delle due parti aveva intenzione di farlo svolgere effettivamente, ma si voleva soltanto guadagnare tempo.
Gerardo Bianchi, cardinale legato, che evidentemente non aveva potuto impedire la cosa, si mise in viaggio verso il nord con Carlo d'Angiò il quale nominò vicario generale nel Regno suo figlio Carlo di Salerno, da lui poco stimato.
Sembra che il Bianchi si sia trattenuto nella parte settentrionale del Regno fino al ritorno di Carlo di Salerno e dell'esercito a Napoli. A metà gennaio del 1284 era molto probabilmente al seguito del principe di Salerno, in cammino per la Puglia. Per il mese di marzo il Bianchi aveva indetto a Melfi un sinodo del clero residente al di là del Faro e il 28 dello stesso mese promulgava le costituzioni sinodali.
Esse presentano particolare interesse, perché, oltre a contenere decisioni, comuni quelle di altri sinodi, intorno a questioni rurali riguardanti clero e laici, e circa la difesa dei beni della Chiesa e della libertà delle elezioni ecclesiastiche, si interessano della Chiesa greca in Italia meridionale.
Dopo la morte di Carlo I (7 genn. 1285) il Bianchi insieme col fratello del defunto, Roberto di Artois, fu incaricato dell'amministrazione del Regno, dal momento che il successore al trono era ancora prigioniero, e negli anni successivi ebbe parte notevole nella difesa e nella riforma del Regno.
Alla morte di Martino IV (28 marzo 1285) non prese parte all'elezione del successore, Onorio IV (il romano Giacomo Savelli), che, proseguendo fondamentalmente la politica del suo predecessore, pur non essendo come lui legato al regime francese nell'Italia meridionale, prese immediatamente contatto con il legato. Il 17 sett. 1285 il papa promulgò le celebri costituzioni per la riforma del Regno (Constitutiones super ordinatione Regni Sicilie), nell'elaborazione delle quali il Bianchi aveva avuto una parte decisiva, come affermò esplicitamente Onorio IV, e per l'applicazione delle quali egli si impegnò a fondo. Ma in seguito il pontefice doveva cassare alcune misure di minore importanza prese dal Bianchi, cosa che prova che nei rapporti con il suo legato non regnava più un accordo totale.
Il Bianchi non prese parte neanche all'elezione di Niccolò IV (15 febbr. 1288).
Con la liberazione di Carlo di Salerno e la sua incoronazione a re di Sicilia da parte del papa, avvenuta a Rieti il 29 maggio 1289, termino la sua legazione e la sua reggenza nel Regno.
Non è completamente chiaro il ruolo del Bianchi nel lungo conclave che portò all'elezione di Celestino V il 5 luglio 1294
Oscura la posizione da lui tenuta nel conclave del 23-24 dicembre 1294 dal quale usci eletto Bonifacio VIII.
Durante il suo pontificato il Bianchi, ormai alle soglie della vecchiaia, non fu una figura di primo piano. Con la sua abilità diplomatica seppe rimanere estraneo al conflitto con i Colonna e insieme mantenere buoni rapporti con l'ambizioso Caetani.
Nella guerra tra Inghilterra e Francia fu favorevole, con Matteo di Acquasparta, al partito fiammingo e fu per questo ricompensato con 200 fiorini l'anno. Dalle relazioni degli ambasciatori di Giacomo II d'Aragona sappiamo che egli assunse, come legato, una posizione indipendente nei confronti di Bonifacio VIII.
Ancora una volta il vecchio cardinale di Sabina fu chiamato a una missione importante dove Federico fu riconosciuto re dell'isola di Sicilia (Trinacria).
Le fatiche dell'ultima legazione avevano provato le forze del quasi ottantenne cardinale, e poco dopo il suo ritorno a Roma si ammalò gravemente e morì il 1° marzo 1302.
Il giorno seguente fu sepolto nella basilica lateranense, dove aveva ricoperto la carica di arciprete. Il papa non prese parte alla cerimonia, ma fra i portatori del feretro furono Carlo II e altri personaggi importanti. La sua tomba, eretta in un primo tempo nel mezzo della navata centrale davanti all'altare di S. Maria Maddalena, da lui stesso consacrato nel 1297, fu poi spostata tra le due prime cappelle della navata di sinistra, ove ancora oggi si può vedere il disadorno monumento funebre, recante un'iscrizione in lettere gotiche maiuscole.

 

1500 - Giovanni Andrea Bianchi. Fu lettore famoso di Medicina dal 1525 al 1565 presso l'Università di Bologna.
L'Alidosi ci dice che nel 1561 si recò a Roma al servizio del Papa dove morì il 9 agosto 1566 ( forse 1576)

 

1600 - Antonio Bianchi, Maestro di Camera del Cardinale Farnese, Consultore del S.Uffizio a Roma, Oratore al Pontefice Paolo V (Camillo Borghese ( 1605-1621) Istituì la Fabbrica di San Pietro ).
 
1854 - Ferdinando Bianchi, giurista, nacque a Parma il 6 agosto 1854 da Francesco Saverio Bianchi.
Laureatosi nel 1876 con la tesi Obbligazioni solidali in diritto romano, che venne pubblicata e gli valse nel 1878 la libera docenza in diritto civile.
Nel 1880 il padre Francesco Saverio Bianchi entrò a far parte della Suprema Corte di Cassazione di Roma, e Ferdinando fu chiamato all'università di Siena per ricoprire la cattedra di diritto civile lasciata dal padre.
Nel 1886, dopo una pausa trascorsa a Macerata, Veniva nominato preside della facoltà e nell'anno successivo assumeva la condirezione degli Studi Senesi con M.Pampaloni.
Nel 1890 passò alla cattedra di diritto civile all'università di Genova.
Nel 1896, quando era stato chiamato dall'università di Bologna, Ferdinando Bianchi moriva il 20 agosto a Valera (Parma).

1856 - Luigi Bianchi Figlio del giurista Saverionacque a Parma il 18 gennaio 1856 Matematico. Fu professore all'università di Pisa e Direttore delle scuole superiori. È conosciuto per gli studi sui più svariati rami della matematica: teorie dei numeri, equazioni differenziali, derivate parziali, teoria delle superfici. Nella geometria iperspaziale scoprì ampie classi di sistemi di Lamè, che si sono rivelate particolarmente utili per lo sviluppo della teoria della relatività. Fu insignito del cavalierato dell'Ordine dei Savoia, accademico nazionale dei Lincei e Senatore del Regno. Negli ultimi anni fece parte del consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Morì a Pisa il 6 giugno 1928.

Cav Dott. Aurelio Bianchi, Professore di patologia e clinica medica nella R.Università di Parma.


 

Alessandro BianchiAlessandro Bianchi ( Parma 10-01-1969) CABARETTISTA e clown che raccoglie esperienze sia dal teatro tradizionale (è stato attore del Teatro Stabile di Genova e del Teatro della Tosse) che da quello di strada. Nei "Cavalli Marci" agisce nei panni di Eva Trans, Tarzan a sessant'anni, Fatì, Fausto Celletti tranviere, Lesciandro disastroso adolescente parmense, in accoppiata con Pulci lancia i personaggi dei Doppiatori e dei Gemelli Paranoia. Con Passano e Bartolai è stato uno dei Velociraptor.  Un altro suo personaggio è la Signora Adele, una vecchia parmigiana che di notte fa la cubista e cade.

E' lui Alex Fukutius! Il Leader di Cavalli Marci in treno su Radio Italia Network.

http://www.cavallimarci.com/a_bianchi.htm


Ultimo aggiornamento 20/04/2005