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I BIANCHI DI ROMA

 

 Rami nobili di famiglie Bianchi non sembra siano apparsi in questa città.

Questo fatto ci conforta nella tesi tenuta per i Planci di cui abbiamo trattato in precedenza, avvalorando quanto da noi detto che i Planci non potevano essere gli avi dei Bianchi. Se così fosse, almeno in questa città doveva trovarsi qualche ramo discendente da tale famiglia, ma, come vediamo, non esiste alcun ramo Bianchi.

I Bianchi nobili che si sono evidenziati appartengono al ceto clericale, infatti il Crollalanza cita un Angelo Bianchi, elevato a Cardinale di S.Romana Chiesa da Leone XIII nel concistoro del 25 settembre 1882.
Le origini di questo Cardinale sembra provengano dal ramo di Milano, come dimostra lo stemma adottato, anche se in parte modificato, che è del tutto simile a quello di Milano.
La descrizione è la seguente:

 

D'azzurro alla fascia d'oro accompagnato in capo da un'aquila di nero, movente da essa fascia e sormontata da tre stelle di 6 raggi d'argento, ed in punta da una torre banderuolata dello stesso movente da una pianura erbosa ed accostata da due gigli d'argento.

 

 


 Un altro ramo viene citato dal Crollalanza ma senza indicarne i componenti, limitandosi a riportare soltanto la descrizione dello stemma che è la seguente:

 

 

D'azzurro a due colombe affrontate d'argento, accompagnate in capo da due triangoli vuoti di nero intrecciati in stella; col capo d'oro caricato di un'aquila bicipite di nero, ciascuna testa coronata d'oro.

 

 

Questo stemma sembra esser simile a quello dei Bianchi di Orvieto


 

Altri Personaggi

1609 circa Francesco Bianchi, musico e cantore, nel 1625 entrò a far parte del coro della Cappella Sistina, dove rimase per 25 anni.
Dal 1644 al 1652 fu al servizio del Card. Antonio Barberini e in questo periodo prese gli ordini sacri.
 
 
1610 circa Vincenzo Bianchi, editore e stampatore. Iniziò l'attività come librario nella bottega di A. Poggioli, dal 1630 al 1640 si occupò della stampa e successivamente, dal 1639 al 1641, fu editore in proprio.
 
 
1670 circa Orazio Bianchi, nacque a Roma verso la fine del 1600, ove completò gli studi di giurisprudenza sotto la guida di G. V. Gravina, divenendo amico di P. Metastasio e socio dell'Accademia dei Quirini. Trasferitosi a Milano, vi esercitò l'avvocatura, e contemporaneamente insegnava il greco e il latino presso le Scuole Palatine. Nell'ambiente letterario milanese il Bianchi, che teneva a sottolineare la sua cittadinanza romana, si inserì con una certa facilità, soprattutto in virtù della sua buona preparazione retorica e per la buona conoscenza del greco.
L'incontro e l'amicizia con l' editore F. Argelati segnarono l'inizio della breve, ma ricca carriera letteraria del Bianchi. Infatti, facendo parte (dal maggio del 1721) della Società Palatina, che curava la stampa dei Rerum Italicarum Scriptores di L. A. Muratori, con l'incarico di revisore dei testi e delle prove di stampa; ottenne un compenso annuo di 1.000 lire milanesi.
Ma il suo entusiasmo cominciò a declinare per i contrasti avuti sia con il Muratori che con altri collaboratori , al punto che si allontanò progressivamente dalla Società Palatina e con impegno meno rilevante (1730) dall'edizione dei Rerum.
Negli stessi anni al Bianchi venivano intanto affidati importanti incarichi nell'amministrazione statale dove si stava riformando il catasto e il sistema fiscale e nel 1732 venne nominato segretario della R. Giunta.
Tali incarichi però non l'allontanarono dalla passione letteraria, grazie anche alle continue pressioni e dalla profonda amicizia con l'editore Argelati, che aveva messo in cantiere una Raccolta di tutti i poeti antichi latini colla versione nella italiana favella, a cui il Bianchi collaborò attivamente, fornendo le traduzioni dell'Achilleide di Stazio (volume IV, Milano 1732) e delle Lodi di Ercole e Gigantomachia attribuite a Claudiano ( volume XIII, Milano I736).
Ma gli incarichi statali fecero diminuire progressivamente l'operosità letteraria e i legami col mondo culturale milanese quando venne nominato Podestà perpetuo di Milano, finché nel 1753 un colpo apoplettico lo rese invalido. Mori all'inizio del I756. La moglie e il figlio Marco, rimasti per la sua morte in difficili condizioni economiche, si rivolsero per aiuto al Metastasio, che rispose con una commovente lettera, ma eludendo ogni loro aspettativa.
 
1694 Pietro Bianchi, detto il Creatura. Figlio di Giovanni, bottaio, originario di Sarzana, e di Antonia Bana, fu battezzato a Roma nella chiesa di S. Salvatore alle Coppelle nel 1694.
Il Ratti, nell'edizione delle Vite del Soprani, dà il più completo resoconto della sua vita, includendolo tra i pittori genovesi in quanto figlio di cittadini della Repubblica. I genitori si erano stabiliti a Roma nel 1682, e quando il Bianchi aveva due anni il padre morì; si occupò quindi di lui una sorella maggiore, il cui marito, Arrigo Giorgi, era al servizio di Marcello Sacchetti, ambasciatore di Malta. Era questi particolarmente interessato alle arti e la disposizione artistica del Bianchi fu ben presto scoperta: a sette anni venne mandato dal cognato a studiare pittura presso Giacomo Triga e più tardi scultura in creta presso Pierre Le Gros Quando il Triga andò a Venezia, il Sacchetti raccomandò il giovane al Gaull che lo prese come allievo.
Nel 1707, a soli 13 anni, il Bianchi vinse un concorso dell'Accademia di S. Luca e per il suo esile aspetto e per la giovane età fu soprannominato creatura.
Nel 1709 il Gaulli morì e il Bianchi dovette cercarsi un nuovo maestro.
Frequentò per un breve periodo Giuseppe Ghezzi, padre del più famoso Pier Leone, quindi entrò nello studio di Benedetto Luti, e con questo lavorò al soffitto di palazzo Colonna con l'affresco Gloria del papa Martino V.
Il Bianchi non fu artista molto prolifico; i biografi lo descrivono come timido e reticente, mai soddisfatto e quasi ossessionato dai particolari; pare che spesso si distogliesse dal suo lavoro per aiutare gli amici. Gran parte delle sue o è perduta o non ancora identificata.
L'opera più conosciuta è la grande pala con l'lmmacolata Concezione i ss. Giovanni Crisostomo, Francesco e Antonio (S. Maria degli Angeli) per S. Pietro: benché incompiuta, per la morte dell'artista, fu considerata degna di essere riprodotta in mosaico (cappella del coro, S. Pietro).
Morì a Roma il 12 marzo 1740 e alla cerimonia funebre in S. Susanna parteciparono gli accademici di S. Luca (di cui era accademico dal 1735) e i membri dell'Accademia di Francia a Roma.
 
1821 Salvatore Bianchi, nacque a Roma nel 1821, da Luigi e da Luisa Valenti. Dopo essersi precocemente rivelato appassionato cultore dell'architettura, quando terminò gli studi divenne, nell'ambiente pigramente conformista della Roma di quegli anni, uno degli architetti preferiti dal patriziato romano.
Il Bianchi, nei suoi edifici pubblici, inseriva quello stile dei movimenti che in Europa andavano rinnovando i modi del linguaggio attraverso l'accoglimento delle nuove tecnologie, come si può osservare nell'ospedale del Celio e nell'antica stazione Termini molto meno nel cimitero di Frascati, che è una delle sue opere più celebrate.
Nel suo palazzo al n. 15 di via Margutta, di un gusto arcaico nella parte basamentale ed uno sansovinesco ( Iacopo Tatti detto il SANSOVINO , scultore e architetto fiorentino. Diede un suo carattere alla Venezia cinquecentesca costruendovi numerosi edifici ) nei piani superiori, il Bianchi adoperò una stilistica neo-rinascimentale, alla stessa maniera che nell'ingresso al cortile del palazzo di Spagna su via Frattina, nel palazzo Tomassini su via Nazionale ed in palazzo Marignoli, nel lato che guarda piazza S. Silvestro.
Il Bianchi curò, inoltre, diversi lavori di rinnovamento nel palazzo dell'Accademia di S. Luca, accademia cui egli apparteneva con il titolo di professore e di consigliere economo.

Con un linguaggio assai diverso da quello neo rinascimentale il Bianchi si adoperò nella costruzione della stazione Termini (1867-74): qui l'uso della struttura in ferro trovava una sua espressività, anche se ai lati della grande tettoia metallica che costituiva il fulcro dell'edificio l'architetto pose due ali di gusto neoclassico.

Mediante tale artificio espressivo il Bianchi aderì al clima della cultura architettonica della Roma di Pio IX.

Il Bianchi ricoprì, la carica di membro della commissione edilizia comunale e della commissione speciale di igiene, fu primo ag-giunto nella Congregazione artistica dei virtuosi del Pantheon ed il 20 giugno 1880 fu eletto consigliere comunale in Campidoglio.

Il Bianchi morì a Roma il 1° dic. 1884.

 

1866 - Nicola Bianchi risulta aiutante nel forte di Castel S.Angelo con il grado di Capitano ( Pio Pagliucchi - I Castellani di Castel S.Angelo ).

 


I Bianchi nella Toponomastica di Roma

Bianchi Angelo. (Via)          Quartiere Torrenova
Bianchi Bandinelli R. (Via) Aeroporto Ciampino
Bianchi Brunone (Via)
Bianchi Emilio. (Via)
Bianchi Francesco. (Via)
Bianchi Gustavo. (Via)
Bianchi Giovini Aurelio. (Via) Quartiere Collatino
Bianchi Leonardo (Via)
Bianchi Lidia (Via)                  Quartiere Casalotti
Bianchi Nicodeme. (Largo)
Bianchi Riccardo. (Via)

Ultimo aggiornamento 20/04/2005