Stembiarid.gif (3643 byte)

 

 

I BIANCHI DI SAVIGNANO SUL RUBICONE (Forlì)

 

Antonio Bianchi nato a Savignano sul Rubicone il 27 marzo 1784 da Tommaso e da Cecilia Beltramelli compì i propri studi a Rimini dove si era trasferito col padre dall'età di sette anni.

Nel 1833 entrò come coadiutore di L.Nardi alla Biblioteca Gambalunghiana dedicandosi in particolare a studi di numismatica e di epigrafia. Per suo merito si ebbero raccolte di documenti, dati, trascrizioni che non furono mai pubblicate e che si conservano manoscritte nella stessa biblioteca.

Nella raccolta Inscriptiones furono riportate tutte le epigrafi Riminesi fino allora conosciute, suddivise in dodici classi con testi ed epigrammi.

Di notevole importanza per la numismatica furono le ricerche fatte su una moneta di Bronzo che Antonio Bianchi condusse sull'Aes gravedi Rimini della quale autorevoli studiosi datarono l'emissione ai Galli Sernoni mentre altri agli Umbri, molto prima dei Sernoni, ma la teoria del Bianchi la confermò come appartenente alla coniatura della zecca Riminese.

Nel 1837 subentrò nella direzione della Biblioteca e continuando le sue ricerche, mise a disposizione degli studiosi la sua collezione di monete ed iscrizioni che originarono interessanti pubblicazioni come quella del Borghesi ( Intorno ad un nuovo diploma militare dell'Imperatore Traiano Decio - Parigi 1865) e del De Minicis ( Congetture sopra uno specchio etrusco inedito - Perugia 1838).

Di grande importanza per la raccolta del Bianchi fu il rinvenimento del decreto sull'uso di pesi e bilance di C.Settimio Candido e P.Munazio Celere inciso su una lastra di bronzo proveniente da Cattolica.

Antonio Bianchi si sposò con Marianna Marazzani Gualdi dalla quale ebbe un figlio, Tommaso.

L'11 novembre 1840 a Rimini il Bianchi si spengeva.

 

Genealogia di Antonio Bianchi. Dai registri parrocchiali di Santa Lucia di Savignano sul Rubicone

 Vincenzo Bianchi nel 1761 era "Priore della Compagnia del Carmine" [Faberj Origine, p. 54]. Sua moglie Caterina Turchi (figlia di Giulio e Francesca) risulta nata il 5 dicembre 1705 [ASL].

Negli Atti di battesimo [ASL] dei primi due figli (Domenica, 1739 e Maria, 1740), Vincenzo e Caterina sono dichiarati "ex Parochia S. Mariæ Castri Veteris". In quello del terzo figlio (Luigi, 1742), di essi si dice che sono "de hac Plebata", cioè di Santa Lucia di Savignano. Il loro trasferimento da Castelvecchio a Savignano avviene quindi tra 1740 e ’42.

 A Castelvecchio abitavano anche Bartolomeo Borghesi, la cui moglie Silvia Antonia fu madrina di Domenica (1739); e Girolamo Amati (notaro in Savignano) che fu padrino di Maria (1740), assieme alla savignanese Antonia Margherita Montesi (1676-1743), vedova di Aldobrando Faberj (1673-1713), e madre del ‘cronista’ Giorgio (1701-1776) autore dell'Origine, quinto di tredici figli, sette maschi e sei femmine [cfr. l'introduzione all'Origine, pp. 14-17].

La famiglia Faberj il 12 marzo 1699 ricevette "in sua Casa" la regina di Polonia, Casimira, vedova di Giovanni Sobieski. Antonia Margherita Montesi "doppo pranzo" fu ammessa "al bacio della mano" della sovrana [Faberj Origine, p. 35].

Padrino di Luigi Antonio Bianchi (1742) fu Luigi Heroul, tenente dell'esercito "De Flandis" del re di Spagna. Duemila soldati ispanici erano giunti a Savignano il 3 marzo 1742: vi rimasero sino ai primi mesi del ’43 [Faberj Origine, p. 108, nota 43]. Sul loro rapporto con la popolazione di Savignano, si legge in Faberj [p. 42]: "Il Spagnolo è grave, superbo, pitocco e sospettoso".

Padrino di Domenico Antonio (1781), secondo figlio di Tommaso e Cecilia Beltramelli, fu Pietro Borghesi, figlio della ricordata Silvia Antonia: uomo "virtuoso, et antiquario" lo definisce Faberj [p. 36]. Fu segretario dell'Accademia savignanese degli Incolti (73). È il padre del più famoso Bartolomeo (1781-1860) che continuò e completò la collezione numismatica del genitore, e che riordinò nel 1801 l'Accademia degli Incolti, battezzandola "dei Filopatridi".

Nello Stato delle Anime della parrocchia di Castelvecchio per il 1796, figura soltanto un Bianchi, Girolamo di 73 anni, domiciliato presso la famiglia Bolognesi.

Nella campagna della stessa parrocchia, risulta una famiglia Bianchi, costituita da Bernardo (60 anni) e Maria Lucia (42), da Giovanni (54) fratello del capofamiglia, e da sei figli: Alessandro (24), Caterina (23), Tommaso (19), Antonio (18), Maria Santa (14), Luigi (12).

Dai registri dei battestimi di Santa Lucia, nel periodo 1725-33, risultano esistenti a Savignano altre tre famiglie Bianchi, composte dai coniugi Tommaso e Maddalena, Domenico e Maria, Domenico Giuseppe e Lucia, e relativa prole.

Come si è già visto (nella nota 1 del nostro testo), ad Antonio Bianchi furono imposti i nomi di Domenico Antonio Giuseppe Giovanni Luigi. Nomi che, per le famiglie Bianchi, si ritrovano con una certa frequenza negli Atti di battesimo, a partire dal xvii secolo, così come quelli di Caterina, Tommaso e Francesco.

Un Antonio Maria, battezzato nel 1674 (ASL), muore nel 1742 (ACV). Occorrerebbero altre ricerche per chiarire i legami di parentela fra le varie famiglie Bianchi incontrate negli Archivi esaminati.

Il sacerdote che firma gli Atti di battesimo dei Bianchi, dal 1739 al 1784 (anno in cui nasce il nostro Antonio), è il riminese n. h. don Giovanni Battista Mancini, dottore e Protonotario Apostolico, creato Pievano di San Giovanni in Compito e Savignano di Romagna nel 1732, che fu presidente della Accademia degli Incolti. (74)

Antonio Bianchi, sposatosi il 25 novembre 1811 con la riminese Marianna Marazzini Gualdi, ebbe quattro figli: Cecilia, Matilde, Tommaso e Caterina. Quest'ultima si fece monaca a Santo Stefano di Imola.

Tommaso (1826-1893) fu autore di un progetto Sulla località più acconcia per fondare in Rimini la stazione della ferrovia (1858): sposatosi con Maddalena Melucci (1830-1909), ne ebbe dodici figli, di cui quattro maschi.(75)Matilde (morta nel 1888) sposò il dott. Lorenzo Tosi (defunto nel 1883).

Da Tommaso nacquero quattro figli: Antonio (1864-1937), Luigi (1869-1937), Guglielmo (morto nel 1918), Elisa (scomparsa nel 1932).

Figlio di Luigi fu Tommaso (1901-1955) da cui nacque un altro Luigi.


Appendice II.

Lettera del dott. Eugenio Bormann a Tommaso Bianchi (76)

 Quando viaggiai in Italia per completare col confronto delle lapide [sic] antiche e collo spoglio dei manoscritti epigrafici il materiale per l'edizione di quel volume del Corpus Inscriptionum Latinarum, che deve contenere le iscrizioni dell'Italia centrale, in Rimini il sig. Tommaso Bianchi mi ha gentilmente permesso, di spogliare con tutto mio comodo il manoscritto lasciato da suo padre Antonio Bianchi col titolo Inscript. Arimin. Lo spoglio richiedeva alcune sere ed ha dato buoni risultati per la nostra impresa: imperoché quella opera è fatta esattamente e con dottrina e buona critica, sicché occupa un distinto posto tra le collezioni dei monumenti antichi delle città Italiane.

Con animo riconoscente

Rimini 20 Dic. 1893.

Dott. Eugenio Bormann

incaricato dalla Reale Accademia delle Scienze in Berlino della Redazione del Corpus Inscriptionum Latinarum che si pubblica dalla detta Accademia


 Appendice III.

Lapidi celebrative

1. "Ad Antonio Bianchi che con amore e sapere spese tutta la vita in raccorre antichi monumenti - ordinò marmi diplomi nummi - scoperse il primitivo asse librale della città d'Arimino - sostenne con modestia e decoro molti onorevoli uffici - fu decretata questa memoria dal Municipio di Savignano perché nella terra natale non mancasse a lui solo il meritato onore - Visse 56 anni e 7 mesi - Morì nel giorno 11 di dicembre nel 1840". Il testo è del prof. G. I. Montanari. La lapide si trova nell'Accademia dei Filopatridi di Savignano sul Rubicone.

 2. "Antonio Thomæ F. Bianchio - nato Sabiniani - omnibus honoribus in colonia n. functo - magistro a Bibliotheca publica - quæstori pecuniæ subsidiariæ plebis - Qui rei nummariæ lapidariæ studiosissimus - omne veterum monumentorum genus ad patriam historiam ampliandam cœgit - primusque æs grave ariminensium agnovit et protulit - Decuriones civi benemerenti in honore vii viratus decesso - iii. Idus Novembris an. mdcccxxxx". (77)La lapide fu collocata nel 1841 sotto il pubblico loggiato, come da delibera del Consiglio comunale del 28 maggio 1841 (78). Ora si trova nella Cineteca comunale, in Palazzo Gambalunga sede della BGR, ove un tempo era situata la "Sala del Settecento" (attualmente al primo piano).

3. Nella cappella della famiglia Bianchi, al Cimitero di Rimini, si legge questa iscrizione: "Vennero qui composte - per cura dei nipoti - le ossa - del dott. Antonio Bianchi - archeologo insigne - bibliotecario comunale - morto nel 1840 - e dei congiunti - dott. Lorenzo Tosi m. nel 1883 - Matilde Bianchi in Tosi m. 1888". (79)

 __________________________________________

Riministoriaè l'unico sito con pagine aggiornate sull'Accademia dei Filopatridi e sul Centro studi intestato a Giovanni Cristofano Amaduzzi di Savignano sul Rubicone: Storia dell'Accademia dei Filopatridi, notiziesull'Accademia. Centro amaduzziano. Archivio Amaduzzi.

© riministoria - il rimino - riminilibri - antonio montanari nozzoli - rimini

(per ulteruiori informazioni collegarsi a http://digilander.iol.it/monari/bianchi.a.html)


Ultimo aggiornamento 20/04/2005